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Funivia del Mottarone, nuova ipotesi sulla rottura del cavo

Vanno avanti le indagini sulla tragedia della funivia del Mottarone: spunta una ipotesi sulla rottura del cavo

Proseguono le indagini sul tragico incidente alla funivia del Mottarone del 23 maggio scorso costato la vita a 14 persone. Sono diverse le ipotesi su cosa abbia provocato la rottura della fune al vaglio dei consulenti della procura di Verbania.

Tra queste, riporta l’Ansa, c’è che la rottura del cavo traente all’altezza dell’attacco del carrello possa essere stata causata dall’impiego massiccio dei ‘forchettoni’ durante la corsa della funivia, che avrebbe scaricato una tensione eccessiva sulla fune, portandola alla rottura.

Una ipotesi che ha preso piede dopo i video, ottenuti dalla tv tedesca ZDF e consegnati alla procura di Verbania, che mostrano come i ceppi che bloccano i freni di emergenza fossero inseriti durante il regolare servizio della funivia già nel 2014, 2016 e 2018.

Per verificare la fondatezza di questa ipotesi però serviranno accertamenti tecnici piuttosto laboriosi e che non potranno avvenire a breve. Per poter esaminare alcune parti infatti serve un accesso all’interno della cabina, che è ancora sul posto e che potrà essere rimossa solo con una serie di accorgimenti.

Altri accertamenti, irripetibili, non potranno essere svolti fino a quando la procura non notificherà gli avvisi di garanzia agli indagati così che, a loro tutela, possano nominare dei consulenti di parte.

Intanto lunedì prossimo è prevista una seconda ispezione sul luogo dell’incidente, che servirà anche per impostare il recupero dell’intera cabina.

Funivia del Mottarone, come sta il piccolo Eitan

Intanto Eitan, il bambino di 5 anni unico sopravvissuto alla strage, ieri pomeriggio ha lasciato il reparto di rianimazione dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino ed è stato trasferito in quello di degenza.

VirgilioNotizie | 02-06-2021 15:53

Incidenti in funivia, dal Cermis al Mottarone: i più gravi Fonte foto: ANSA
Incidenti in funivia, dal Cermis al Mottarone: i più gravi
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