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Focolaio Veneto, figlio del dirigente rompe il silenzio: lo sfogo

Il figlio dell'imprenditore vicentino ha dato ragione a Luca Zaia e si è lasciato andare a un duro sfogo

Il dirigente del Vicentino che ha partecipato a una festa di compleanno e a una cerimonia funebre con 38 di febbre è al centro delle polemiche per il nuovo focolaio in Veneto. Il figlio 40enne ha deciso di rompere il silenzio e si è lasciato andare a un duro sfogo al Corriere della Sera: “Ha ragione Luca Zaia – ha dichiarato – quando dice che serve il Tso per chi è positivo e rifiuta il ricovero. Curarsi è un dovere nei confronti della comunità, non si può rischiare di contagiare altre persone”.

“Al suo comportamento non trovo alcuna giustificazione logica”, ha commentato il figlio dell’imprenditore. “E pensare che papà all’inizio era molto attento a ogni forma di prevenzione… Ad ogni modo ha sbagliato, e questo non si discute”.

“Non è vero – ha aggiunto – che dopo aver rifiutato il ricovero è tornato alla vita di tutti i giorni come se nulla fosse accaduto. È stato riaccompagnato a casa in ambulanza e dal quel momento è sempre rimasto barricato in camera da letto per quattro giorni. Il primo luglio è peggiorato e, sempre in ambulanza, è stato portato in ospedale”.

In una nota, inoltre, la famiglia ha tenuto a precisare che l’uomo è “rimasto in isolamento a casa” e non può per questo essere definito “untore” ma solo responsabile per aver rifiutato il ricovero.

“Appoggio completamente quanto dice” Zaia, ha fatti sapere il figlio dell’imprenditore. “Luca deve puntare i piedi e ottenere il trattamento obbligatorio ogni volta che la Sanità decide che un paziente ne ha bisogno”.

“Un conto sono la famiglia e l’azienda, un conto è papà – ha chiarito l’uomo -. Se lui ha sbagliato non significa che l’azienda sottovaluti il problema allo stesso modo”.

VIRGILIO NOTIZIE | 05-07-2020 08:24

Coronavirus, quali sono i farmaci che si stanno sperimentando Fonte foto: Ansa
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