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Crisi, verso il governo Draghi: i numeri in Parlamento

Mario Draghi dovrà trovare in Parlamento i numeri per sostenere il suo governo: la situazione

Mario Draghi ha accettato “con riserva” l’incarico di formare un nuovo governo conferitogli dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo le dimissioni di Giuseppe Conte e il fallimento del mandato esplorativo a Roberto Fico. La soluzione della crisi politica innescata da Matteo Renzi passerà ora dalle mosse dell’ex numero uno della Bce e dall’atteggiamento dei vari partiti.

Draghi nelle prossime ore terrà delle consultazioni informali con i rappresentanti dei vari partiti presenti in Parlamento per cercare di ottenere una maggioranza in grado votare la fiducia al nuovo governo. Un rebus non facile da risolvere, dato la frammentata situazione politica italiana.

Draghi, i numeri in Parlamento

Nei giorni scorsi si è parlato spesso del modello Ursula, lo schema che ha portato all’elezione di Ursula Von der Leyen a presidente della Commissione Ue. Una maggioranza che va dalla sinistra al centrodestra del Ppe, sovranisti esclusi.

Nell’attuale Parlamento italiano però una coalizione del genere, con Pd, Iv, Leu, centristi e FI assieme, non arriva alla maggioranza. Tutto quindi dipenderà da cosa faranno il Movimento 5 Stelle e i partiti del centrodestra. Ma vediamo nel dettaglio le posizioni finora espresse dai vari partiti.

Draghi, le posizioni dei vari partiti

Sono diversi i partiti che, seppure con sfumature diverse, hanno manifestato la volontà di sostenere un governo Draghi. A partire da Italia Viva, che ha aperto la crisi portando alle dimissioni di Giuseppe Conte, con i suoi 28 deputati e 18 senatori.

Poi il Partito Democratico, con 93 deputati e 35 senatori. Nettamente a favore di Draghi ci sono +Europa e Azione, che però contano solo 4 deputati e 2 senatori, i 15 deputati del Centro Democratico, i 3 del Maie e i 10 senatori del nuovo gruppo Europeisti-Maie-Cd.

L’appoggio di Liberi e Uguali (6 senatori e 12 deputati) è in dubbio: l’ala di Sinistra Italiana è più orientata per il no mentre l’ala degli ex dem sarebbe più possibilista.

Situazione liquida nel centrodestra. Il premier incaricato può contare sul sostegno della pattuglia di Cambiamo (11 deputati e 3 senatori). Pro Draghi, lo ha detto più volte, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che può contare su 91 deputati e 52 senatori.

Forza Italia è ad un bivio: da un lato la volontà di non rompere l’unità del centrodestra, dall’altro il rischio concreto di una scissione nel partito. Molto in questo senso dipenderà da cosa faranno gli alleati.

La posizione della Lega (131 deputati e 63 senatori) non è chiara: Salvini ha detto che la priorità è il ritorno alle urne, ma non ha chiuso la porta a Draghi. Anche perché una parte del partito, guidata da Giorgetti, sarebbe favorevole al nuovo governo.

Solo da Fratelli d’Italia (33 deputati e 19 senatori) è arrivato un no deciso a Mario Draghi. Nell’ultimo vertice però Giorgia Meloni avrebbe avanzato l’ipotesi dell’astensione, allo scopo di tenere unito il centrodestra.

Il Movimento 5 Stelle (191 deputati e 93 senatori) appare invece spaccato. Il reggente Vito Crimi aveva annunciato il no del partito a Draghi, una posizione poi ammorbidita dopo l’assembea dei gruppi parlamentari, durante la quale sarebbe spuntata l’ipotesi del voto sulla piattaforma Rousseau.

Saranno quindi le posizioni dei due gruppi più numerosi in Parlamento a determinare l’eventuale nascita del governo Draghi, che può nascere solo con l’appoggio di almeno un partito tra M5S e Lega.

Alla luce della possibile spaccatura dei cinquestelle però, e contando il sì di Pd, Iv, Leu, Fi e centristi, per raggiungere la maggioranza può bastare metà del M5S.

VirgilioNotizie | 03-02-2021 17:49

Governo, le reazioni dei partiti dopo l'incarico a Draghi Fonte foto: ANSA
Governo, le reazioni dei partiti dopo l'incarico a Draghi
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