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Crisanti e Zaia, tra idilli e ostilità: tutti i retroscena

I rapporti tra Crisanti e Zaia, fra alti e bassi, hanno fatto da sfondo all'emergenza coronavirus in Veneto

I rapporti tra Andrea Crisanti e Luca Zaia si sono ormai raffreddati, al punto che negli ultimi giorni il professore di microbiologia all’Università di Padova ha minacciato di lasciare il Comitato tecnico scientifico del Veneto, per poi ritrattare le sue affermazioni.

Eppure non c’è stata una vera e propria riconciliazione. Stando ad alcune indiscrezioni, riportate dal Corriere della Sera, dalla sede della Regione Veneto si vocifera che “Crisanti è su un binario morto. Zaia non vuole più saperne, non c’è più fiducia”.

Mettere alla gogna Crisanti potrebbe essere però un passo falso per Zaia, in piena campagna elettorale, motivo per cui potrebbe non esporsi per cacciare il professore dal Cts. A questo si aggiungono anche ragioni burocratiche, in quanto i componenti del Cts sono stati selezionati con una delibera di giunta, e quindi ne servirebbe un’altra per apportare modifiche.

Crisanti corteggiato dai rivali di Zaia

Crisanti è diventato una sorta di nemesi di Zaia, al punto che i suoi rivali politici hanno persino ipotizzato – neanche troppo ironicamente – una sua candidatura, riporta il Corriere della Sera. Arturo Lorenzoni, il candidato del centrosinistra per le Regionali in Veneto, ha persino scherzato sul fatto che si sarebbe ritirato dalla corsa se si fosse fatto avanti Crisanti.

Arriva l’assist anche dai 5 Stelle, che puntano il dito contro Zaia per la sua scelta di “allontanare Crisanti per affidarsi a chi dice che il virus è morto solo per fini elettorali”, ha sottolineato Enrico Cappelletti.

I retroscena su Crisanti e Zaia

La figura di Crisanti, a cui si deve il modello veneto che avrebbe contribuito a contenere i contagi nella regione, è controversa. Stando a un retroscena riportato da Dagospia, è in corso un’emorragia dal laboratorio del professore: “Nessun vuole più collaborare con lui“. Anche se agli atti, c’è la mozione del 13 luglio votata dal consiglio di dipartimento che testimonia il sostegno dei colleghi.

Discorso differente vale per i componenti del Cts, a partire dal direttore generale Domenico Mantoan con cui Crisanti ha avuto degli attriti durante i mesi dell’emergenza, sul tema dei tamponi agli asintomatici, fino ai più stretti collaboratori di Zaia, tra cui Giorgio Palù e Roberto Rigoli.

Questi ultimi, in particolare, sono tra i dieci firmatari del documento del 24 giugno in cui si sottolineava una “marcata riduzione dei casi di Covid-19 con sintomatologia”, una posizione fortemente criticata da Crisanti.

I meriti per aver salvato il Veneto

Sui meriti della gestione dell’emergenza in Veneto, le fazioni Zaia-Crisanti si scontrano da tempo. C’è chi sostiene che l’intuizione di Crisanti di fare i tamponi a tutti fu risolutiva, e chi invece afferma che a lui si deve solo lo studio su Vo’ che è stato poi finanziato dalla Regione.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, per circoscrivere la popolarità di Crisanti, Zaia avrebbe iniziato a dare visibilità anche agli altri componenti del team, nel corso della conferenza stampa quotidiana sulla situazione in Veneto. Una scelta a cui Crisanti ha reagito con rabbia: “Zaia vuol dare meriti a chi non ne ha“.

Ne è scaturito quindi una sorta di ostracismo da parte della Lega, nei confronti di Crisanti, fino alla diffusione dei messaggi scambiati durante l’emergenza. E in questo scenario, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, si è chiesto: “Da quando Crisanti è consulente della procura di Bergamo per la mancata zona rossa ad Alzano e Nembro fioriscono aggettivi e sostantivi per screditarlo. Associazione o correlazione?”.

VIRGILIO NOTIZIE | 22-07-2020 10:19

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