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Covid, report Gimbe: "Tempesta perfetta, rischio terza ondata"

Gimbe, che effettua un monitoraggio indipendente, conferma che nella settimana 2-8 dicembre i contagi Covid hanno rallentato

Cala il numero dei contagi e calano lievemente anche ricoveri e decessi nella settimana 2-8 dicembre: è il quadro che offre il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe che individua “segnali di rallentamento del contagio”. Tuttavia rileva che rimane stabile il tasso di positività e si registra un’importante riduzione dei casi testati (-18%).

Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, ha dichiarato che le misure prese nelle ultime settimane stanno facendo effetto. Però ha parlato anche di sovrastima dettata da “una consistente riduzione dell’attività di testing“. “Questo porta a concludere che, ferme restando queste misure restrittive, la discesa della curva sarà molto lenta, certo non paragonabile a quella della prima ondata“, ha aggiunto Cartabellotta.

Covid, report Gimbe 2-8 dicembre 2020: i dati

Nella settimana che va dal 2 all’8 dicembre si nota una discesa dei nuovi casi: la settimana precedente sono stati 165.879, nell’ultima presa in esame 136.493. Opportuno rilevare che però sono stati effettuati oltre 121 mila tamponi in meno (551.068 contro 672.794). Resta invariato il dato rapporto positivi/casi testati (24,8% contro 24,7%). Calano invece del 5,4% gli attualmente positivi (737.525 contro 779.945). In lieve riduzione anche le scomparse (4.879 contro 5.055).

Guardando agli ospedali si registrano meno ricoveri con sintomi (30.081 contro 32.811). Meglio anche i dati relativi alle terapie intensive (3.345 contro 3.663). Dunque c’è un miglioramento seppur diverse zone in Italia registrano comunque criticità. Basti pensare che ancora 15 Regioni, nelle strutture sanitarie, hanno la soglia di 0ccupazione per pazienti Covid di oltre il 40% nei reparti di area medica e del 30% nelle terapie intensive.

Alla luce di tali dati, il presidente Gimbe parla dell’Italia come “un paziente con “quadro clinico” ancora molto grave e instabile che, superata la fase acuta (picco di contagi e di pazienti ospedalizzati), inizia a mostrare i primi segni di miglioramento grazie alle terapie somministrate. Ma la prognosi rimane riservata”.

Gimbe aggiunge inoltre che ci sono tre motivi cardine per cui non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Con oltre 700 mila attualmente positivi, a oggi, non c’è possibilità di riprendere il tracciamento dei contatti. In più si è ancora nel pieno dell’inverno, periodo che favorisce il proliferare di qualsiasi virus respiratorio, Covid compreso. Inoltre, sino a metà gennaio non si saprà con certezza se l’impatto dell’influenza sarà, come si spera, più contenuto rispetto alle stagioni precedenti.

Cartabellota infine spiega che ci sono altri due elementi da non sottovalutare per far si che non avvenga una “tempesta perfetta che rischia di innescare la terza ondata“.

“Alla vigilia delle festività natalizie – spiega lo studioso -, tutte le Regioni si avviano a diventare gialle, un colore che non deve essere letto come un via libera, ma impone il rispetto di regole severe per impedire assembramenti e ridurre al minimo i contatti sociali tra persone non conviventi”.

“Infine, l’auspicato e (speriamo) imminente arrivo del vaccino non deve costituire un alibi per abbassare la guardia: nella più ottimistica delle previsioni, infatti, un’adeguata protezione a livello di popolazione potrà essere raggiunta solo nell’autunno 2021 con una massiccia adesione delle persone alla campagna di vaccinazione”, conclude Cartabellotta.

VirgilioNotizie | 10-12-2020 12:41

Covid, la terza ondata ci sarà? Le previsioni degli esperti Fonte foto: ANSA
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