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Covid, Oxford: "Improbabile che il primo vaccino renda immuni"

Da Oxford arrivano notizie non incoraggianti circa le tempistiche sul vaccino per sconfiggere la pandemia relativa al coronavirus

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

Notizie non incoraggianti da Oxford, il cui vaccino non renderebbe immuni bensì soltanto in grado di alleviare i sintomi del coronavirus. Questo è ciò che emerge dall’ultima ricerca condotta dagli studiosi che stanno lavorando sulla cura. Dunque il cammino per trovare una soluzione definitiva alla pandemia sembra farsi più impervio. Come riporta Money.it, gli scienziati del prestigioso polo di studio britannico sono giunti alla conclusione che è “improbabile che il primo vaccino contro il Covid impedisca alle persone di contrarre il virus, potrebbe solo alleviare i sintomi”.

Per ora l’obbiettivo principale, spiegano sempre i ricercatori, è il raggiungimento di un livello di protezione di almeno il 50%. Questo potrebbe concedere ai governi maggiore tranquillità nell’affrontare gli sviluppi dell’emergenza sanitaria e il contenimento del virus.

Tale situazione, come riferisce il Times, potrebbe verificarsi già dalla metà del prossimo anno. Il quotidiano londinese, citando una fonte governativa, sottolinea che “sembra che il risultato più probabile a breve e medio termine sia trovare un vaccino, o due dosi di un vaccino, che però riducano solo la gravità dei sintomi”.

Gli esperti sono convinti che una sola dose di vaccino non sarà sufficiente. Secondo gli studi sarà infatti molto probabile che le persone dovranno sottoporsi a una seconda iniezione a distanza di un mese. Il vaccino dovrebbe così risultare efficace, fornendo quella che viene definita “immunità sterilizzante”.

Il capo dei vaccini presso l’ente di beneficenza Wellcome Trust, Charlie Weller, circa la tempistica di avere un antidoto in grado di arrestare per sempre la pandemia, ha così concluso, sempre parlando con il Times: “Dobbiamo gestire le aspettative di tutti su ciò che questi primi apripista dei vaccini possono effettivamente fare. C’è molta speranza, comprensibilmente, riposta su un vaccino, sperando che ci riporterà alla normalità il giorno successivo, ma non sarà la soluzione perfetta; non sarà il proiettile d’argento”.

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