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Impatto Covid 2020, +84mila morti rispetto alla media 2015-2019

Covid, nel 2020 si registrano 84mila morti in più rispetto alla media del quinquennio 2015-2019: i dati del report Istat-Iss

Nel periodo di osservazione dell’epidemia di Covid-19 (febbraio-novembre 2020) si stimano complessivamente circa 84 mila morti in più rispetto alla media del 2015-2019. A riferire il dato è l’Istat nel rapporto prodotto congiuntamente con l’Istituto Superiore di Sanità (Iss). I decessi di persone positive al Covid-19 registrati dalla Sorveglianza integrata riferiti al periodo suddetto sono 57.647 (il 69% dell’eccesso totale).

L’eccesso di mortalità, vale a dire il numero di decessi conteggiati in più per tutte le cause rispetto all’epoca pre-Covid, rappresenta un dato di fondamentale importanza per segnalare l’intensità, la tempistica e la localizzazione territoriale degli effetti, diretti e indiretti, prodotti dalla pandemia sul fronte della mortalità nel Paese“, spiega il presidente Istat Gian Carlo Blangiardo”.

“Il report statistico presentato oggi – aggiunge Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss – fornisce un contributo originale per una conoscenza oggettiva della realtà che possa indirizzare al meglio gli interventi e i comportamenti”.

“Il rapporto, in continuità con le edizioni precedenti, analizza i dati sull’eccesso di mortalità in Italia in relazione ai 5 anni precedenti contribuendo così a meglio comprendere l’impatto della pandemia SARS-CoV-2 nel Paese ed il suo peso rispetto alle altre cause di morte”, commenta Brusaferro che aggiunge: “Questo monitoraggio è un ulteriore frutto dell’impegno e della collaborazione continua tra Iss e Istat nel fornire dati ed analisi utili alla gestione ed alla comprensione della pandemia“.

Dalla ricerca emerge che il 60% dei decessi complessivi causati dal Covid-19 riguarda persone over 80. “La classe degli over 80 – si legge – risulta quella con la più alta percentuale di decessi per Covid-19 (il 60% dei decessi complessivi)”. In controtendenza, invece, il dato sui contagi negli ultraottantenni. Si è passati dal 26% della prima ondata all’8% della seconda ondata. “Tale diminuzione – spiega la nota – è verosimilmente in gran parte dovuta all’aumentata capacità diagnostica tra le classi di età più giovani e nelle persone con sintomi meno severi”.

Il report spiega che “durante la prima fase dell’epidemia si sono contati oltre 211 mila decessi (da marzo a maggio del 2020), 50 mila in più rispetto alla media dello stesso periodo del 2015-2019, di cui oltre 45 mila relativi a residenti nel Nord del Paese”. “L’incremento nelle regioni del Nord – si continua a leggere – ha fatto registrare quasi un raddoppio dei decessi nel mese di marzo (+94,5% rispetto alla media dello stesso mese del periodo 2015-2019) e un incremento del +75,0% ad aprile”.

“Da fine febbraio a novembre i decessi Covid-19 rappresentano il 9,5% del totale dei decessi del periodo. Durante la prima ondata epidemica (febbraio-maggio) questa quota è stata del 13% – si legge sempre nel report -, mentre nella seconda ondata il contributo complessivo dei decessi Covid-19 è passato al 16% a livello nazionale. Se si considerano i contributi per fasce di età la mortalità per Covid-19 ha “contribuito al 4% della mortalità generale nella classe 0-49 anni, all’8% nella classe 50-64 anni, all’11% nella classe 65-79 anni e all’8% negli over 80”.

“Per quanto riguarda la classe di età 0-49 anni, per quasi tutto il periodo considerato (da gennaio a novembre, ndr) i decessi mensili del 2020 sono inferiori a quelli medi del 2015-2019, ad eccezione del dato di marzo e di novembre riferito agli uomini residenti al Nord, per cui si osserva un incremento rispettivamente dell’11% e del 4,9%”. Il dato “si può spiegare considerando sia la minore letalità dell’epidemia al di sotto dei cinquanta anni, sia la riduzione della mortalità” per effetto del blocco della mobilità e di molte attività produttive.

Eccesso mortalità durante la seconda ondata: i dati

In molte regioni del Nord l”eccesso di mortalità ha avuto un impatto maggiore nella seconda ondata rispetto alla prima ondata di marzo-aprile. Le regioni più colpite sono Valle d’Aosta (+139% contro il +71% di aprile), Piemonte (+98% contro il +77% di aprile), Veneto (+42,8% rispetto al +30,8% di aprile) e Friuli-Venezia Giulia (+46,9% vs +21,1%). L’incremento dei decessi di novembre è più basso della prima ondata solo in Lombardia (+66% a novembre rispetto al +192% di marzo e il +118% di aprile) e in Emilia-Romagna (+34,5% rispetto al +69% di marzo).

VirgilioNotizie | 30-12-2020 13:49

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