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Quali sono le regioni a rischio "zona rossa". I dubbi sui dati

Alcune regioni potrebbero finire in una zona con restrizioni più dure. Ecco quali sono a rischio

L’istituzione di zone rosse, arancioni e gialle ha suddiviso l’Italia in base a quanto duramente l’epidemia di coronavirus sta colpendo in una data regione. Tuttavia persistono ancora dei dubbi sulla corretta assegnazione di alcune regioni a una determinata zona, in relazione al rischio di contagio e la tenuta del sistema sanitario.

Come riporta il Corriere della Sera, le regioni che potrebbero essere declassate a una zona con maggiori restrizioni sono Campania e Liguria, che potrebbero addirittura diventare zone rosse, e si ipotizza anche Toscana, Veneto e Lazio. Il ministro della Salute Roberto Speranza si è detto pronto a intervenire qualora i dati mostrino un peggioramento.

Il caso della Campania

Il caso della Campania è emblematico. Se da un lato il governatore Vincenzo De Luca ha attuato misure più stringenti di quelle delle zone gialle, dall’altro c’è chi dice che non è abbastanza. Il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, ha più volte invocato un vero e proprio lockdown per Napoli.

Ma il ministro Speranza ha precisato che non è compito del governo agire su una provincia: “Sull’area metropolitana può intervenire il presidente De Luca, come ha fatto Zingaretti a Latina“.

I dubbi sui dati forniti dalle Regioni

La situazione in Campania, secondo quanto riporta La Repubblica, è comunque poco chiara: nel report di ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità si segnala che i dati inviati dalla Regione sarebbero incompleti, o comunque insufficienti a stabilire la corretta assegnazione a una zona.

Inoltre, nel report si legge che “le proiezioni di fabbisogno di posti letto non sono attendibili”. La Regione Campania, dal canto suo, parla di una riconversione, e non di una creazione, di posti letto: dai 925 posti disponibili di metà ottobre ai 3.160 di oggi. Ma la situazione, secondo il ministero, non sarebbe coerente con quanto osservato negli ospedali ormai presi d’assalto.

La situazione in Liguria

Dubbi anche in Liguria, dove la procura di Genova sta cercando di fare chiarezza. Ma sulla validità dei dati, Toti ha replicato, come riporta l’Ansa: “Dopo otto mesi di flusso costante di una mole gigantesca di dati, è grottesco che qualcuno oggi da Roma, per ripararsi dalle proprie responsabilità, metta in dubbio questo sistema. Bene ogni indagine seria ed accurata”.

“La qualità dei nostri dati – aggiunge Toti – è straordinariamente precisa e puntuale. Siamo certi che ogni ulteriore verifica fatta con l’occhio della verità confermerà che i nostri dati sono ineccepibili. Da mesi impieghiamo molte più risorse di quelle previste dagli accordi ministeriali per inviare screening accurati e complessi”.

Brusaferro: “Le valutazioni non sono pagelle”

In un’intervista a La Repubblica, Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ci ha tenuto però a spegnere le polemiche: “Le valutazioni del rischio regionale non sono pagelle, ma strumenti tecnici. Nella nostra cabina di regia non si fa politica”.

Poi, senza nascondere un filo di ottimismo, Brusaferro ha precisato: “Già dalla prossima settimana speriamo di vedere miglioramenti negli indicatori dell’epidemia. Se rispettiamo i divieti, potremo ridurre la diffusione del virus e riaprire le attività commerciali”.

VIRGILIO NOTIZIE | 08-11-2020 08:19

Nuovo dpcm, cosa si può fare e cosa no: le faq del governo Fonte foto: ANSA
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