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Vaccino Covid, l'annuncio di Conte: ecco quando arriva in Italia

Il premier Giuseppe Conte ha fatto il punto sulle tempistiche relative all'arrivo del vaccino per curare il coronavirus

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando con Bruno Vespa all’incontro dedicato alla presentazione del libro scritto dal giornalista intitolato “Perché l’Italia amò Mussolini (e come ha resistito alla dittatura del Covid)”, si è sbilanciato sulle tempistiche relative al vaccino per curare il coronavirus. “Se le ultime fasi di preparazione (il cosiddetto ‘rolling value’) del vaccino Oxford-Irbm Pomezia-Astrazeneca saranno completate nelle prossime settimane, le prime dosi saranno disponibili all’inizio di dicembre”, ha dichiarato il premier, come riporta l’Ansa.

“Già all’inizio – prosegue Conte – avremo i primi due o tre milioni di dosi. Altri milioni ci arriveranno subito dopo. La Commissione europea ha commissionato ad Astrazeneca e ad altre società alcune centinaia di milioni di dosi. Penso che per contenere completamente la pandemia dovremo aspettare comunque la prossima primavera”.

Conte: “Il Mes è un debito”

Conte ha anche rilasciato delle esternazioni sul Mes: “Non ho mai escluso l’accesso al Mes. Queste decisioni politiche si prendono al tavolo di maggioranza dopo un confronto approfondito. Io ho dato soltanto un contributo per de-ideologizzare questo tema”. E ancora: “I soldi necessari alla sanità possiamo trovarli anche diversamente. Il Mes è un debito. Se ne avremo bisogno, vuol dire che aumenteremo il deficit”, ha aggiunto il premier.

“Non ho una mia valutazione – continua il presidente del Consiglio -. Oggettivamente prendo atto che il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha detto che, visto che nessuno prende il Mes, ci sarebbe uno stigma per chi lo chiede. Io non so quantificare questo stigma”.

Inoltre ha aggiunto: “Non posso prevedere le reazioni dei mercati finanziari. Reagirebbero bene o male? Il Sure (il fondo europeo per finanziare la cassa integrazione) lo prendono tutti. Il Mes no. Se fossimo i soli a prenderlo, questo farebbe scattare un segnale di attenzione nei confronti dell’Italia”.

Matteo Salvini attacca il governo: “Inaccettabile scaricabarile”

Nelle scorse ore, Matteo Salvini, come riferisce l’Ansa, è tornato ad attaccare l’esecutivo dal sit in organizzato insieme ai parlamentari della Lega davanti alla sede dell’Inps a Piazza Colonna per chiedere che venga pagata la cassa integrazione.

“Ci sono centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori che non vedono la cassa integrazione in alcuni casi da maggio. Prima di qualsiasi limitazione e nuova chiusura chiediamo il pagamento di tutti gli arretrati perché sono a carico degli imprenditori”, ha incalzato il leader del Carroccio.

“Speriamo – prosegue Salvini – di essere fortunati come nel caso di Equitalia. Tra Inps e governo è inaccettabile lo scaricabarile. Visto che il governo sta ipotizzando nuove limitazioni, nuovi sacrifici e nuove chiusure prima paghi tutti gli arretrati e poi ne riparliamo”.

“Se le regioni e i comuni – attacca il leader della Lega – sono costretti a chiudere è perché sul trasporto pubblico locale, che è la vera emergenza, il governo non ha fatto nulla e perché sulla scuola e sul sostegno alle imprese ha fatto poco e male”.

Salvini contro l’esecutivo: “A me la parola coprifuoco non piace”

“A me la parola coprifuoco non piace. Le limitazioni delle libertà personali – aggiunge Salvini sempre da piazza Colonna – devono essere l’ultima spiaggia. Da mesi regioni e comuni chiedono al governo fondi che non arrivano per comprare autobus, i bandi per le nuove terapie intensive sono partiti questa settimana: mi chiedo cosa abbia fatto il governo per 5 mesi”.

“Sono stati 5 mesi persi, e non vorrei che a novembre – conclude Salvini – si ripartisse come a febbraio, anche se i dati fortunatamente sono ben diversi. Attenti sì, terrorizzati no, questi non sono i dati di marzo”.

VIRGILIO NOTIZIE | 20-10-2020 13:18

Coronavirus, quando finirà la pandemia. Il confronto col passato Fonte foto: ANSA
Coronavirus, quando finirà la pandemia. Il confronto col passato
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