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Tutto quello che c'è da sapere sulla riforma della giustizia

La revisione del Csm e dei processi penale e civile promossa dalla ministra Cartabia: tutto sulla riforma della giustizia e le ultime notizie

Nonostante in passato se ne sia parlato più volte, senza raggiungere, tuttavia, risultati rilevanti, questa volta la riforma della giustizia in Italia è una priorità. Che si lega a doppio filo con i 200 miliardi che spettano al Paese in base agli accordi del Recovery Fund. Il compito di riformare la giustizia è quindi “ricaduto” sulle spalle dell’esecutivo presieduto da Mario Draghi e in particolare sul titolare del dicastero della Giustizia, Marta Cartabia. L’ex presidente (la prima donna) della Corte Costituzionale, voluta dal premier al governo in quota tecnici, ha creato specifiche commissioni di esperti per modificare tre decreti legislativi sui temi della riforma del processo civile, della riforma del processo penale e della riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).

Alla base della discussione, sono state assunte altrettante misure presentate dall’ex ministro della Giustizia Cinque Stelle Alfonso Bonafede, che ha ricoperto il ruolo durante il Conte I e poi durante il Conte II, prima di essere sostituito proprio da Cartabia. Bonafede ha messo a punto tre leggi delega, uno strumento normativo tramite il quale il Parlamento delega al governo il compito di “riempire i vuoti” tra le linee guida approvate dall’Assemblea. La strategia consiste quindi nel raccogliere i pareri degli esperti e della ministra e far confluire le modifiche così discusse nelle leggi delega di Bonafede tramite una serie di emendamenti.

Ma cosa intende fare Cartabia, nel concreto, per rivoluzionare il sistema giudiziario?

In cosa consiste la riforma del processo civile

L’obiettivo di massima della riforma del processo civile è diminuire, entro cinque anni, i tempi delle cause del 40%, una richiesta che arriva direttamente dall’Europa. La roadmap invece prevederebbe la presentazione delle proposte degli esperti e della ministra già la prossima settimana, mentre la legge delega è in discussione in Commissione Giustizia al Senato. A questo punto il testo sarà sottoposto al voto di Palazzo Madama per approdare, dopo un eventuale via libera, a Montecitorio. Per il momento, non sembrano esserci nodi di natura politica da sciogliere e la strada della riforma apparirebbe assolutamente praticabile.

I contenuti della revisione promossa dai tecnici sono stati anticipati dal Corriere della Sera e riguarderebbero l’estensione degli istituti della mediazione e della negoziazione assistita, due nuovi metodi per risolvere le controversie, tramite i quali le parti possono accordarsi privatamente. Entrambe le misure per raggiungere l’effetto auspicato di ridurre la durata temporale del procedimento e alleggerire il carico di lavoro sulle spalle dei giudici.

In cosa consiste la riforma del processo penale

Anche nel caso della riforma del processo penale, è stato fissato un obiettivo il cui raggiungimento rappresenta una condizione necessaria per ottenere i fondi del Recovery. La riduzione dei tempi per arrivare a sentenza dovrà in questo caso essere inferiore al 25% rispetto all’attuale durata media dei procedimenti.

In questo momento il provvedimento si trova in Commissione Giustizia alla Camera. Come nel primo caso, è in questa sede che saranno recepiti gli emendamenti proposti dagli esperti, quindi il testo passerà all’esame dell’Aula. Quest’ultimo passaggio, che anticipa la discussione al Senato, è previsto entro l’estate.

Rispetto alla riforma della giustizia civile, il nodo politico è, per la parte penale, sicuramente più intricato (il tema ha fatto capolino anche durante la crisi di governo, come spiega questo articolo). I partiti infatti procedono in ordine sparso sulla prescrizione, naturalmente legata a doppio filo con la durata dei processi, e oggetto, negli ultimi anni, di una serie di interventi legislativi mai approvati, ma che hanno formato il testo attualmente in Commissione alla Camera e sul quale vuole intervenire Cartabia. Come? Le ipotesi sarebbero due.

La prima prevederebbe la sospensione per due anni della prescrizione a seguito della condanna in primo grado e per un anno dopo la condanna in secondo grado. Se durante la “pausa” non arriva la successiva sentenza, il conto alla rovescia della prescrizione ricomincia, ma al calcolo vengono addizionati i tempi della sospensione, che quindi non è più tale. La seconda proposta di tecnici e del ministro, prevede invece che si comincino a contare i tempi utili per la prescrizione nel momento in cui il pubblico ministero chiede il rinvio a giudizio dell’indagato, che, in caso di autorizzazione a procedere, diventa imputato. Parte dell’ipotesi numero due prevede che scatti l’improcedibilità dopo 4 anni in primo grado, 3 in secondo grado e 2 in terzo grado.

Attualmente i tempi di prescrizione sono equivalenti a alla pena massima prevista dal tipo di reato ipotizzato, aumentabile fino a un quarto nel caso in cui occorrano eventi interruttivi del procedimento, come il rinvio a giudizio o l’interrogatorio dell’indagato. La prescrizione si conta, come già ricordato, dall’inizio delle indagini, ma non sussiste per tutti i tipi di reati: ad esempio non si applica alle pene dell’ergastolo, né può mai essere inferiore ai quattro anni. Decorsi i termini di prescrizione, il reato si considera estinto.

In cosa consiste la riforma del Csm

Per quanto riguarda la terza parte della riforma della Giustizia, quella che riguarda il Csm, l’organo di autogoverno dei giudici, la discussione sarebbe prevista alla Camera a giugno, in modo da procedere con l’approvazione del testo definitivo entro l’anno. Nello stesso mese, però, i deputati saranno impegnati con la discussione della legge delega sul processo penale. Nonostante i paletti dell’Ue, quindi, è possibile che si decida di tenere separato l’esame di due materie così importanti.

Gli emendamenti di Cartabia e del suo team, ruotano intorno ai criteri per l’elezione dei membri del Consiglio, in cui sono fortemente rappresentate le cosiddette correnti: l’obiettivo di massima è quindi alleggerire il peso delle correnti e fare in modo che su assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni e assunzioni, ecc (queste, tra le altre, le funzioni del Csm) si decidano nel solo interesse di garantire all’imputato un equo processo.

Sulla giustizia, l’Europa ha più volte bacchettato l’Italia, che dalle rilevazioni emerge come un Paese con molti giudici e avvocati, eppure tra i primi membri dell’Unione per numero di processi e lunghezza degli stessi. La colpa è, come più volte si è fatto notare, degli intricati regolamenti: una selva di norme che, a volte, si contraddicono a vicenda, approvate più sull’onda dell’emergenza e non in seguito a una discussione posata e a una valutazione approfondita delle soluzioni.

VirgilioNotizie | 14-05-2021 20:01

marta-cartabia-riforma-giustizia Fonte foto: ANSA
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