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Il Pd cambia leader? Il nome per il "dopo Zingaretti"

Gli avversari interni di Nicola Zingaretti spingono per organizzare un nuovo congresso e individuare un altro segretario: c'è il nome

Il Partito Democratico potrebbe presto avere un nuovo leader. Come si legge su ‘La Repubblica’, Nicola Zingaretti ha aperto la porta all’ipotesi dell’organizzazione di un nuovo congresso del partito nella tarda primavera. Il congresso era stato annunciato già un anno fa, dopo la vittoria alle Elezioni Regionali in Emilia Romagna, ma poi il suo svolgimento era stato impedito dall’esplosione dell’emergenza Covid.

Resta attualmente da capire la formula del nuovo congresso: il dubbio è tra una larga discussione tematica per definire la linea del partito (come preferito dalla maggioranza) e il tradizionale percorso a tesi e candidati contrapposti, da concludere con le primarie e l’elezione di un nuovo segretario (come caldeggia la minoranza interna).

Il mandato di Nicola Zingaretti scade tra due anni e lui non avrebbe alcuna intenzione di dimettersi.

Gli avversari interni, però, sono decisi a ottenere un congresso vero e proprio per individuare un nuovo segretario.

Il nome indicato da ‘La Repubblica’ è quello di Stefano Bonaccini, teorico del rientro nel Pd di Matteo Renzi.

Pd verso un nuovo congresso: le reazioni

Diverse le posizioni interne al Pd sull’apertura di Nicola Zingaretti all’organizzazione di un nuovo congresso.

Andrea Romano ha commentato: “Bene Zingaretti, un’apertura anticipata del congresso mi pare opportuna, visto che l’ultimo si è svolto un’era geologica fa. Allora eravamo all’opposizione del governo Lega-M5s. Dopo le esperienze dell’esecutivo Pd-M5s e del nascente Draghi I, è giusto che una comunità come il Pd rifletta sul profilo programmatico e sulla propria identità alla luce di questi rivolgimenti”.

Questo, invece, il pensiero formulato da Franco Mirabelli: “Come Pd dovremo discutere nei prossimi mesi sulla nuova situazione, ma il congresso è previsto tra due anni. Ora è bene concentrarsi sul governo e sulla sua azione, facendo in modo che le nostre proposte vivano in questa fase. Abbiamo sì bisogno di un tagliando ma non credo che siamo di fronte a una situazione fallimentare: il Pd nel 2019 era un partito totalmente ininfluente sul piano istituzionale, oggi no. La discussione da fare, quindi, non si risolve per forza con un congresso: decideremo insieme con il Segretario le modalità del nostro dibattito interno, ma non vorrei che si confondessero i piani”.

VirgilioNotizie | 08-02-2021 16:02

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