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Oligarchi russi avevano un piano B contro le sanzioni: in quale città si sono rifugiati tra lusso e comfort

I magnati vicini a Putin continuano a vivere in dimore e hotel lussuosi: ecco dove hanno trovato accoglienza

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Gli oligarchi russi, nonostante le pesanti sanzioni imposte dall’Occidente dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, continuano a vivere in dimore ed hotel lussuosi, sfruttando comfort da sogno, inaccessibili ai comuni mortali. Hanno trovato accoglienza a Dubai, dove i loro rubli sono ben accetti e vanno a rimpinguare le casse dell’Emirato. Gli alberghi a sette stelle della città mediorientale – come ha descritto Il Corriere della Sera che ha tracciato un quadro esaustivo e puntuale della situazione dei paperoni russi – registrano il tutto esaurito, proprio grazie ai ricconi vicini a Putin.

Oligarchi russi, a Dubai i rubli non sono malvisti

Nel Golfo e più in generale nel mondo arabo, la Russia, nonostante tutto, non è così malvista per l’invasione dell’Ucraina. O meglio, non sono malvisti i rubli che scorrono a fiumi. Se da un lato Putin ha alzato un muro con l’Occidente, dall’altro miete il raccolto dopo aver seminato a lungo in Medioriente.

Chi è stato a Dubai in questo periodo ed ha frequentato le strutture extra lusso dell’emirato, assicura che si sente parlare di frequente il russo, soprattutto nelle suite da 5mila euro a notte, che vanno a ruba tra gli oligarchi. Pare che i paperoni filo-putiniani avessero un piano b in serbo per le sanzioni e che sapessero di preciso dove andare a rifugiarsi dopo che è cominciata l’invasione dell’Ucraina.

Putin, in Medioriente ha mostrato i muscoli e ora raccoglie i frutti

D’altra parte non è una novità il fatto che il denaro, soprattutto quando è tanto, spesso risolva situazioni oltre il limite consentito. Ma non è solo una questione di soldi quella relativa all’accoglienza non negata a Dubai agli uomini vicini a Putin. Il punto è che il presidente russo, in geopolitica, a suon di spedizioni militari in Medioriente ha acquisito rispetto.

Quando Obama stabilì una soglia da non oltrepassare in Siria, vale a dire l’utilizzo di armi chimiche contro i civili, Assad se ne infischiò del monito. E cosa accadde? Nulla: gli Usa stettero a guardare, Putin consolidò il dittatore siriano al potere e di fatto il Paese divenne una sorta di protettorato di Mosca.

Addirittura Israele, oggi, negozia con i militari russi quando sferra raid contro i terroristi filo-iraniani in Siria. Altrimenti detto, Putin, mostrando i muscoli, ma soprattutto usandoli, si è guadagnato in quell’area reverenza e rispetto. Ora gli oligarchi a lui legati ne raccolgono i frutti indirettamente.

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