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Nuovo Dpcm, per Crisanti non basta: "Rischiamo un lockdown"

Il virologo Andrea Crisanti punta il dito contro il governo: secondo lui sono stati commessi diversi errori, dall'estate fino al nuovo Dpcm

La conferenza stampa domenicale di Giuseppe Conte, in cui il premier ha elencato le misure contenute nel nuovo Dpcm, è stata seguita da milioni di italiani. Alla tv anche Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova che nei giorni scorsi aveva ipotizzato il ricorso a chiusure nette a ridosso del Natale. Ai microfoni del Messaggero, però, l’esperto ha evidenziato delle lacune della nuova stretta decisa dal governo.

Covid, Crisanti e il lockdown a Natale: “Arriverà molto prima”

Crisanti ha immediatamente fatto mea culpa, aggiungendo una sorta di profezia: “Per una volta che sono stato ottimista, parlando di lockdown prima di Natale, sono stato smentito. Ma con l’aumento costante di nuovi positivi arriveremo a un inasprimento delle misure di contenimento molto prima”.

Ci sarà quindi un nuovo lockdown? “Sembra che in Italia questa parola lockdown non si possa proprio pronunciare, ma è evidente che un inasprimento delle misure sarà un rapido sviluppo se quelle che sono state messe in campo non funzioneranno”.

Nuovo Dpcm, gli errori del governo secondo Crisanti

Secondo l’esperto, infatti, il nuovo Dpcm presenta “un doppio problema”. Da una parte i numeri, “un disastro”, dall’altra la necessità di “abbassare la curva dei contagi, ma una volta ottenuto il risultato dovremo mantenere la curva bassa. Ma è saltato completamente il sistema di tracciamento”.

Crisanti ha aggiunto di sperare che le misure contenute nel nuovo Dpcm funzionino, evidenziando il tentativo di mantenere i contagi bassi sia “fallito una volta. Vogliamo ripetere lo stesso errore? Le misure di contenimento sono inutili senza un piano organico per dotare l’Italia di un sistema che mantenga basso il numero dei contagi”.

Uno degli errori commessi dal governo, secondo il virologo, è stato non investire fondi sul tracciamento e sulla capacità di eseguire tamponi, spendendoli tra le altre cose per “acquistare i banchi a rotelle: oggi saremmo in una situazione diversa”. Quindi, l’esempio virtuoso della Cina, “che in pochi giorni ha effettuato 11 milioni di tamponi. Non possiamo andare avanti altri sei mesi solo con le chiusure“.

Quindi, per adesso “non abbiamo gli strumenti per mantenere bassa la curva dei contagi: quest’estate eravamo arrivati a 300 al giorno, avremmo dovuto organizzarci per evitare che quel dato tornasse a salire. Invece non abbiamo fatto nulla“.

VIRGILIO NOTIZIE | 19-10-2020 07:30

Covid, nuovo Dpcm del 18 ottobre: cosa cambia Fonte foto: Ansa
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