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Morte Lady Diana, ancora misteri dopo 25 anni: le ombre e le nuove rivelazioni sull'incidente a Parigi

Sono passati 25 anni dalla tragica morte di Lady Diana, incidente ancor oggi avvolto nel mistero

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Luca Bucceri

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto del mondo dello sport e della politica, scrive anche di attualità ed economia. Laureato in Scienze della Comunicazione, muove i primi passi nelle redazioni sportive di Palermo per poi trasferirsi a Milano e lavorare per importanti testate.

Sono passati 25 anni dalla notte del 31 agosto 1997 che si portò via, a causa di un incidente in macchina nel tunnel del Ponte dell’Alma a Parigi, la principessa Diana Spencer. Nonostante i tanti anni dalla tragica morte di Lady D, ancor oggi la scomparsa della principessa è avvolta nel mistero, tra mille dubbi e domande senza una risposta certa.

Nel giorno del 25° anniversario della morte di Diana, l’emittente Discovery Investigation ha diffuso “La Double Enquete”, un lungo reportage basato sulle indagini della polizia francese, in particolare sulle scoperte sconvolgenti fatte sul luogo della sciagura da Martine Monteil, capo della brigata criminale, che è ritornata sul giorno della tragedia.

L’incidente mortale di Diana e Al-Fayed

Era da poco passata la mezzanotte del 31 agosto 1997 quando Diana e Dodi Al-Fayed, 42enne imprenditore, produttore cinematografico e produttore discografico egiziano, lasciarono il Ritz, in Place Vendome a bordo di una Mercedes S280. L’auto sfrecciò a oltre 120 km/h tra le strade di Parigi per seminare i paparazzi che si erano appostati davanti l’albergo per fotografare la coppia che era uscita allo scoperto appena 20 giorni prima.

Per cercare di evitare i fotografi, l’autista Henri Paul imboccò via Georges Pompidou dove, poco dopo mezzanotte e mezza, la Mercedes terminò la sua corsa contro il muro e il 13esimo pilastro del tunnel del Ponte dell’Alma. Paul e Al-Fayed, senza cintura, morirono sul colpo, mentre Diana venne trasportata in gravi condizioni all’ospedale Pitié Salpetrière.

Dopo diversi arresti cardiaci la principessa venne dichiarata morta alle 4.25, ufficialmente per conseguenze relative all’emorragia interna causata dall’incidente.

Le zone d’ombra e le rivelazioni

Dal giorno della morte di Lady Diana a oggi tutti hanno cercato di fare chiarezza sull’incidente di Parigi. Teorie, storie di complotti e addirittura l’idea che nella morte della principessa fosse coinvolta anche la corona, ma dopo 25 anni sono tanti i dubbi. Diverse inchieste e documentari hanno provato a chiarire un quadro avvolto nell’ombra che però, dalle testimonianze degli uomini più vicini a Diana, starebbe prendendo sempre più forma.

A 25 anni dalla tragica scomparsa dell’ex moglie del principe Carlo e madre di William e Harry, a parlare è stato Lee Sansum, ex guardia del corpo della principessa. A lui Diana aveva confessato di aver paura di poter essere uccisa: “Era rimasta scossa dall’omicidio dello stilista Gianni Versace. Così mi ha confidato la paura di poter, un giorno, essere assassinata”.

Se ci fossi stato io con lei quella sera non sarebbe morta, su quell’auto avrei fatto indossare a tutti le cinture di sicurezza” ha raccontato Sansum al Sun. L’ex bodyguard poi ha svelato: “Un testimone alla guida di un’utilitaria che viaggiava davanti alla Mercedes a Parigi la notte dello schianto ha dichiarato di aver visto una motocicletta ad alta potenza sorpassare l’auto pochi secondi prima dello scontro. Un altro testimone che viaggiava nella direzione opposta ha notato una seconda moto sterzare per evitare i rottami e proseguire senza fermarsi. Quei due centauri non sono mai stati trovati e non è un caso”.

Il ruolo dell’autista e le accuse

Al momento l’unica “certezza” è che l’autista Henri Paul si mise alla guida da ubriaco, con l’autopsia sul corpo che ha confermato che nel suo sangue c’era un livello di alcol di 1,87 e di 1,75 grammi, ovvero tre volte superiore al limite autorizzato di 0,5 per litro di sangue. Chi lo conosceva lo descrive come “responsabile e professionale” e non uno capace di mettersi alla guida se alterato dall’alcol. Ecco allora che prende piede anche un’altra ipotesi, quella che vede coinvolta un’altra auto.

La notte del 31 agosto 1997, infatti, c’è chi ha raccontato di aver visto una Fiat Uno sfrecciare al fianco della Mercedes S280, auto che avrebbe anche urtato il veicolo di Diana e Al-Fayed causando l’incidente. Sui resti del mezzo sarebbero state rintracciate dei segni di carrozzeria bianca della Uno, ma mai nessuno si è messo alla ricerca dell’autista accantonando l’ipotesi del sinistro. Si è scoperto, dopo anni, che alla guida c’era una guardia giurata vietnamita,  interrogata dalla polizia francese e poi rilasciata.

Il cambio d’auto e le teorie

Quel che è certo è che Dodi Al-Fayed e Diana Spencer non sarebbero dovuti salire a bordo di quella Mercedes S280, auto definita “rottame” dalla compagnia di assicurazione. I due, infatti, avrebbero dovuto lasciare l’albergo con la solita Range Rover che però, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata lasciata al Ritz perché riconoscibile dai paparazzi.

C’è chi ha puntato il dito proprio contro i fotografi, colpevoli di aver causato l’incidente mortale, ma ancora oggi la morte di Lady D non ha un colpevole. Nessuno, secondo quanto ricostruito, poteva sapere che a bordo di quella Mercedes potessero esserci Diana e Dodi, in quanto fu lo stesso Al-Fayed a cambiare idea pochi minuti prima di mettersi in viaggio. Dunque verrebbero meno anche le teorie del sabotaggio dell’auto.

Fonte foto: ANSA

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