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Coronavirus, medici in crisi: "Siamo soli e spaventati"

L'emergenza Covid-19 sta segnando profondamente gli operatori sanitari. Lo racconta la psicologa della Cisl di Milano

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

“Mi sento come i miei pazienti: solo, spaventato, pieno di sensi di colpa“. Sono le parole che un medico ha riferito al servizio di supporto psicologico messo a disposizione gratuitamente dalla Cisl di Milano a tutti gli operatori della sanità lombarda. Troppi di loro rischiano crolli emotivi e burnout per la grossa mole di stress dovuta all’epidemia di Covid-19 in Italia. Lo riporta il Corriere della Sera.

Nuovo sportello psicologico della Cisl per gli operatori sanitari

“In questo momento di grande difficoltà, di fronte ad un fenomeno che ritenevamo impensabile e che ci ha colti impreparati, vogliamo essere al fianco dei medici e degli operatori sanitari, pubblici e privati, che quotidianamente lavorano senza sosta per far fronte all’emergenza coronavirus“, ha dichiarato Roberta Vaia, segretaria della Cisl milanese.

Nel giro di pochi giorni, ha spiegato al Corriere della Sera, tramite il numero di telefono e l’email dedicata, sono arrivate numerose segnalazioni e richieste di aiuto alla dottoressa Rosalba Gerli, che da più di dieci anni è responsabile del Servizio disagio lavorativo, molestie e mobbing della sede della Cisl di via Tadino.

Coronavirus, perché i medici chiedono sostegno psicologico

“Ho ricevuto subito una decina di contatti e ne ho già in carico sei, tra medici di base, ospedalieri, infermieri e Oss. Si tratta di persone attrezzate emotivamente ad affrontare situazioni di sofferenza e di stress, ma che da settimane si trovano ininterrottamente circondate da tutto questo dolore e lutto. Qualcosa di mai visto prima”, ha spiegato la psicologa al Corriere della Sera.

“E poi in molti casi si tratta di personale trasferito da un reparto all’altro, da un ambulatorio a una corsia, o addirittura utilizzato come jolly in ruoli diversi. Loro lo fanno, tutti quanti confermano la volontà di sentirsi utili, ma è anche inevitabile e comprensibile un senso di spaesamento e di disagio”, ha sottolineato Rosalba Gerli.

“Sono anche in ansia per le proprie famiglie, non si perdonano di poter rappresentare un rischio proprio per le persone più care. Mi dicono ‘si rende conto che io sono un pericolo per mia moglie e i miei figli?’. E quando tocca a loro andare in quarantena si rivedono isolati e soli, proprio come i pazienti ai quali si sono dedicati fino a quel momento”, ha raccontato la dottoressa.

Poche parole possono essere di conforto in una situazione simile, ma “per loro è già un sollievo poter raccontare le proprie ansie e sentirsi ascoltati. Dopodiché è importate sentire l’appoggio dei datori di lavoro e delle istituzioni“.

Lo sfogo dei medici: “Essere chiamati eroi fa paura”

Altro elemento importante nel dramma psicologico vissuto dagli operatori sanitari è la pressione collettiva per essere diventati improvvisamente, agli occhi della società, degli ‘eroi‘. Come ha precisato la dottoressa al Corriere della Sera: “Nei loro racconti anche questo è motivo di stress, perché li carica di ulteriori responsabilità e aspettative. Mentre loro, in questa situazione, vivono in realtà un senso di impotenza. Perché sono circondati da tanta sofferenza e anche da tanti lutti”.

Loro stessi hanno dichiarato alla psicologa che “non c’è una soluzione umana per tutto”, e per questo “essere chiamati eroi fa paura“. Senza contare che, ha precisato Rosalba Gerli, “agli eroi è assocciata la morte“. Ma questa “non è una guerra, loro non vogliono sentirsi soldati, sebbene siano pronti ogni giorno a fare il proprio dovere in situazioni davvero estreme”.

Dichiarazioni simili sono arrivate anche da Elena Pagliarini, infermiera di Cremona diventata suo malgrado simbolo della lotta al nuovo coronavirus. Era stata fotografata addormentata sulla tastiera del suo reparto. Dopo 23 giorni in isolamento è tornata a lavoro, e ha detto al Corriere della Sera: “I veri eroi qui son ben altri. Sono tutti i pazienti che ce l’hanno fatta e che ce la faranno“.

Tra i pazienti di Rosalba Gerli anche i medici di base, travolti dall’emergenza, e tanti Oss, “cioè persone pagate poco, spesso trattate molto male sul piano contrattuale, ma che sono chiamate a occuparsi del corpo dei malati”. Tutti sono a rischio burnout, come già evidenziato dagli studi sul campo.

Coronavirus, gesti d'altruismo e gare di solidarietà: le immagini Fonte foto: Ansa
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