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Interrogatorio fiume di Filippo Turetta, i dettagli: voce bassa, nessuna pausa per mangiare e i "non ricordo"

Trapelano nuovi dettagli e particolari sull'interrogatorio di Filippo Turetta durato ben nove ore

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Filippo Turetta, nelle scorse ore, è stato interrogato per nove ore dagli inquirenti negli uffici del carcere di Verona. Non si è nemmeno fermato per mangiare. Stavolta il giovane ha parlato e confessato, nonostante il suo racconto, come riferisce La Repubblica, sia stato infarcito di “non ricordo”.

L’interrogatorio fiume

Intorno al tavolo, gli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, il pubblico ministero Andrea Petroni, titolare del fascicolo, e due carabinieri.

Turetta ha iniziato a essere interrogato alle 11 del mattino di venerdì 1 dicembre. L’incontro si è concluso circa nove ore dopo, quando il buio era già calato.

Filippo Turetta interrogato per nove ore.Fonte foto: ANSA

“Mi è scattato qualcosa in testa”. Queste le parole del ragazzo per spiegare quei venticinque minuti durante i quali ha messo fine alla vita dell‘ex fidanzata Giulia Cecchettin.

Confessione con tono di voce basso

La confessione, arrivata con tono di voce basso, non può che essere interpretata così: “Sì, ho ucciso la mia ex fidanzata, l’ho vista morire”, ma è stato un raptus. Altrimenti detto, Turetta sosterrebbe di non aver agito con premeditazione, aggravante che gli costerebbe l’ergastolo.

Per questo non è escluso che la difesa possa chiedere una consulenza psichiatrica nelle prossime settimane. L’interrogatorio ha offerto spunti rilevanti per le indagini.

La procura, a differenza della difesa di Turetta, lavora invece per dimostrare che il delitto è stato commesso con premeditazione e crudeltà.

Non a caso la gip Benedetta Vitolo, quando è stato ordinato l’arresto dello studente, ha parlato di un omicidio effettuato con “ferocia inaudita” e “manifesta disumanità”.

Il precedente interrogatorio

Nell’interrogatorio precedente Turetta aveva dichiarato di essere pronto a pagare per aver ucciso l’ex fidanzata.

“Sono affranto, dispiaciuto per la tragedia che ho causato – aveva scandito innanzi ai magistrati -. Non voglio sottrarmi alle mie responsabilità ma pagare quello che è giusto per aver ucciso la mia ex fidanzata. Sto cercando di ricostruire nella memoria un ricordo, cosa è scattato in me quella sera. Sin da subito volevo consegnarmi e farmi arrestare, questa era la mia intenzione”.

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