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Inchiesta zone rosse, l'ordine "mai arrivato": la ricostruzione

I militari erano "pronti" a chiudere i due comuni: la ricostruzione dell'inchiesta dei pm di Bergamo

Mentre il premier Giuseppe Conte ha assicurato di non essere preoccupato di sentire i pm di Bergamo, emergono nuovi dettagli in merito all’inchiesta sulla mancata istituzione di una zona rossa nei comuni di Alzano e Nembro. I militari, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, sarebbero stati “pronti a chiudere” in attesa di un ordine dal Governo che non sarebbe “mai arrivato”.

Inchiesta Alzano e Nembro, l’ipotesi di un focolaio

Tra il 23 febbraio e il 7 marzo, secondo i “report coronavirus” inviati dalla Regione Lombardia alla Protezione Civile, la progressione dei decessi sarebbe stata esponenziale. Già il 27 febbraio, infatti, sarebbe emersa l’esistenza di un nuovo focolaio di Covid-19.

Per questo, il 28 febbraio, il primario del reparto di Malattie infettive del Papa Giovanni XXIII di Bergamo Marco Rizzi aveva dichiarato: “La crescita dell’epidemia è rapidissima, a partire da un focolaio che si è sviluppato dall’ospedale di Alzano. La terapia intensiva e ogni altro reparto sono già saturi. Servono misure di contenimento”.

Tuttavia, il giorno dopo, l’assessore al Welfare Giulio Gallera si era detto contrario all’istituzione di una eventuale zona rossa e aveva espresso “forti dubbi” in merito.

Alzano, l’ipotesi sulle prime polmoniti

Occhi puntati sul Pesenti-Fenaroli di Alzano, dove dalla seconda metà di febbraio i familiari delle vittime hanno denunciato almeno cinque casi di decessi dovuti a polmonite interstiziale, ricoverati in un reparto di medicina generale aperto a tutti.

Dopo le prime due morti per coronavirus, il 23 febbraio, il direttore sanitario aveva deciso di chiudere l’ospedale. Poche ore dopo, tuttavia, la Regione ne aveva ordinato l’immediata riapertura.

L’ipotesi è che ci siano stati “ricoveri promiscui” tra pazienti Covid-19 e altri malati. Anche dopo la chiusura temporanea dell’ospedale, la separazione non si sarebbe dimostrata “impermeabile”.

Zone Rosse, l’ordine mai arrivato

Risale al 2 marzo la prima interlocuzione della Lombardia con il governo, in cui il presidente Attilio Fontana e i suoi assessori non sarebbero mai arrivati a chiedere l’istituzione di una zona rossa.

Il Comitato tecnico scientifico, in quella occasione, aveva proposto per Alzano e Nembro “di adottare le opportune misure restrittive già in uso nei Comuni della ‘Zona Rossa’ al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue”.

Il 3 marzo non c’era ancora una decisione ufficiale ma sembrava tutto pronto per l’istituzione di una zona rossa. Al Palace Hotel di Verdellino, infatti, erano arrivati cento carabinieri del Reggimento di Milano e davanti all’albergo erano parcheggiate camionette e blindati con i militari.

L’ordine di chiudere, tuttavia, non è mai arrivato e solo il 9 marzo Alzano Lombardo e Nembro sarebbero diventate zona rossa insieme a tutta la Lombardia e l’Italia intera.

VirgilioNotizie | 11-06-2020 08:46

Coronavirus: al Sacco di Milano nuova terapia intensiva Fonte foto: Ansa
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