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Elezioni in Libia del 24 dicembre, chi governa e qual è la situazione: cosa è successo da Gheddafi a oggi

Cosa è successo durante la guerra dell’ex maresciallo Haftar e cosa c'entra la Russia, i principali candidati al voto nel Paese. Le ultime notizie

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

Giovedì 16 dicembre l’ufficio del primo ministro della Libia Abdul Hamid Dbeibah è stato circondato dagli uomini armati della milizia della Brigata Al-Samoud. È successo a Tripoli. Paura anche per i membri del Consiglio presidenziale e per il presidente del Consiglio presidenziale, Mohammed el Menfi, che sono stati trasferiti dalle loro case in un luogo sicuro.

L’assalto si sarebbe verificato dopo che lo stesso Consiglio ha sollevato Abdel Basset Marwan, un comandante del distretto militare di Tripoli, dal suo incarico. Lo hanno annunciato fonti di Al Arabiya e i media in Libia, comunicando anche che Marwan è stato sostituito da Abdel Qader Mansour.

“In Libia non ci saranno elezioni presidenziali e chiuderemo tutte le istituzioni statali”, ha annunciato il capo della Brigata Al-Samoud. Cosa sta succedendo nel Paese?

Libia, cosa sta succedendo e qual è la situazione oggi a pochi giorni dalle prime controverse elezioni

Il 24 dicembre dovrebbero tenersi le prime elezioni democratiche del Paese. Il condizionale, come si dice in questi casi, è d’obbligo, perché la data è appesa al filo dei dissidi, dai risvolti anche giudiziari, tra forze politiche e candidati.

Il risultato che, nonostante siano state distribuite le tessere elettorali ai circa 3 milioni di cittadini, che si sono registrati per il voto, i lavori della commissione elettorale solo al palo a causa del difficile compito di allineare le scelte alle sentenze degli organi giudiziari.

Il tutto è poi ulteriormente complicato dal fatto che, di candidati, se ne sono presentati più di cento.

Il primo ministro della Libia Abdul Hamid DbeibahFonte foto: ANSA
Il primo ministro della Libia Abdul Hamid Dbeibah.

Chi sono i principali candidati alle elezioni del 24 dicembre: c’è anche il figlio di Gheddafi

Tra i candidati, alcuni tra i più importanti sono anche i più controversi, come l’attuale primo ministro, Abdul Hamid Dbeibah. Avrebbe dovuto ricoprire il suo ruolo ad interim, in seguito a una precedente promessa, che per il tribunale libico non ha valore legale (ma soltanto morale), di non candidarsi alle elezioni.

Numerosi ricorsi sono stati presentati contro il candidato Khalifa Haftar, ex maresciallo dell’esercito che aveva tentato un fallimentare assalto di Tripoli a partire dall’aprile del 2019 e Saif Gaddafi (da non confondere con il fratello Saadi Gheddafi), condannato a morte nel 2015 per crimini di guerra e poi assolto e figlio dell’ex dittatore deposto Muammar Gheddafi. La commissione elettorale aveva rifiutato la sua candidatura, che è stata però considerata ammissibile dal tribunale.

Le milizie rimaste in Libia dalla guerra di Haftar sono un problema, cosa fa l’Onu

Altri problemi sono legati alla guerra degli scorsi anni, perché a volte i candidati controllano, attraverso fazioni, alcune milizie, trovandosi così nella posizione di poter schierare mezzi che vanno ben oltre la propaganda elettorale. Alcuni dei corpi ancora armati presenti in Libia sono stati inviati da Russia e Turchia.

Inoltre la comunità internazionale, che patrocina le elezioni del 24 dicembre, non sembra in condizioni di aiutare a causa della divergenza di posizioni tra i membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu).

In particolare, dopo le dimissioni di Jan Kubis, l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, la nomina di Stephanie Williams, fortemente voluta dal segretario Generale António Guterres, non ha avuto corso a causa del veto della Russia.

Chi comanda adesso nel Paese e quale governo è attualmente in carica in Libia, fino a quando

Stephanie Williams aveva mediato un incontro tra 74 rappresentanti libici, che il 5 febbraio 2021 si sono riuniti a Ginevra, in Svizzera, per eleggere un governo di transizione.

Il governo presieduto da Mohammed al Menfi (capo del consiglio presidenziale) e Abdulhamid Dbeibeh (primo ministro) dovrebbe comandare la Libia per alcuni mesi e fino alle elezioni di dicembre, ma a pochi giorni dalla data del voto la situazione appare ancora molto incerta.

A questo stato di cose si arriva dopo una fase caratterizzata da forti divisioni che ha visto la Libia spaccata in due zone (ognuna delle quali con un proprio governo) e il tentativo di Haftar di conquistare la capitale Tripoli, a partire dal 2019.

La Libia dopo Gheddafi: perché c’è stata la guerra dell’ex maresciallo Haftar, chi lo sostiene

Dal 2015 il Paese è rimasto spaccato in due regioni amministrative: la Tripolitania e la Cirenaica. La Libia si trova in Africa settentrionale e affaccia sul Mar Mediterraneo. Confina a ovest con l’Algeria, a sud con Niger, Chad e Sudan, a est con Sudan ed Egitto.

In cosa consiste la divisione tra Tripolitania e Cirenaica, chi era al potere in ciascuna zona

Da un punto di vista amministrativo, il Paese è stato tuttavia diviso appunto nella Tripolitania, dal nome della capitale Tripoli (a ovest) e la Cirenaica, dove si è affermata la figura di Haftar (a est). L’Onu riconosceva il governo di Tripoli, presieduto da Fayez al Serraj.

Sul campo sono presenti anche gruppi di mercenari stranieri, tra cui i combattenti filo turchi e turchi (dalla parte di Tripoli) e i mercenari del gruppo russo Wagner (schierati invece al fianco di Haftar).

I due governi sono stati sostituiti dal governo ad interim, sul quale c’è stata anche una conferenza a Parigi a novembre di quest’anno, che tra gli altri obiettivi aveva anche quello di accelerare il ritiro delle milizie russe e turche ancora presenti in Libia.

L’assalto di Haftar verso est nel 2019 e come la Turchia ha rovesciato le sorti della guerra

Nell’aprile del 2019, Haftar lanciò un’offensiva contro il governo di al Serraj. Le truppe dell’ex maresciallo diedero corso a una sorprendente avanzata verso la capitale della Tripolitania, ma le sorti della guerra vennero rovesciate dall’intervento di circa 3mila mercenari siriani filo turchi.

La Turchia contribuì alla difesa della capitale anche con l’invio di armi, in particolare droni. Il supporto di Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti all’uomo forte della Cirenaica non si rivelò altrettanto efficace. Nel giugno del 2020 la linea del fronte si allontanava da Tarhouna, a circa cento chilometri da Tripoli, per spostarsi a Sirte, dove ci sono alcuni pozzi petroliferi.

La sconfitta di Tarhouna, utilizzata come base da Haftar per la presa di Tripoli, significò il fallimento dell’intera operazione messa in piedi dall’ex maresciallo tra il 2019 e il 2020. Una disfatta che però accelerò i negoziati, che hanno portato il Paese sulla difficile strada delle prossime elezioni.

Sono liberi i 18 pescatori sequestrati in Libia Fonte foto: ANSA
Sono liberi i 18 pescatori sequestrati in Libia
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