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Covid, parla Mantovani: dubbi sul vaccino russo, tutte le ipotesi

L'immunologo di fama mondiale Alberto Mantovani ha espresso alcune perplessità sul vaccino russo annunciato da Putin, e ha fatto alcune ipotesi

L’annuncio del vaccino russo ha sollevato una nebbia di dubbi tra gli esperti. Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale e direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Rozzano, ha spiegato a Repubblica le sue perplessità attraverso una metafora: “Oggi sappiamo che almeno l’aereo sa volare”, ma “ci resta da capire quante persone possa portare e quanto duri la benzina”.

Insomma, la svolta annunciata da Putin è stata accolta con molta cautela. “La Russia non ha dati condivisi – ha detto Mantovani – impossibile dare un giudizio. Non è così che funziona la scienza”.

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La speranza, è chiaro, è l’ultima a morire. Quello russo non è infatti l’unico vaccino sviluppato: quasi 200 sono in fase di studio e quattro sono già stati testati sull’uomo. Si tratta del vaccino di Oxford, quello americano di Moderna e quelli di due gruppi cinesi, dei quali sono stati pubblicati i dati.

L’aspetto positivo, per l’immunologo, è che “tutti i vaccini hanno stimolato il sistema immunitario nei suoi tre comparti principali. L’immunità innata: la prima linea che scatta quando avviene l’infezione”; “vengono poi prodotti gli anticorpi, anche se non sappiamo quanto siano efficaci nel neutralizzare il virus”; infine “tre dei quattro vaccini pubblicati hanno dimostrato un terzo aspetto cruciale: mettono in moto i direttori d’orchestra del sistema immunitario, le cellule T, che potrebbero garantire la memoria e proteggerci nel tempo”.

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La durata della risposta immunitaria resta però un’incognita. “Oxford ha contato 56 giorni, ma occorre che il tempo passi, per misurarlo”, ha ricordato Mantovani. “L’Oms ha stabilito che l’efficacia debba essere di almeno sei mesi. Non ha senso un vaccino da somministrare in doppia dose che protegga solo per due mesi. Un’altra incognita è l’efficacia negli anziani e nei soggetti fragili, che hanno meno memoria nel sistema immunitario”.

Ma altri dubbi s’insinuano anche sull’effettiva efficacia di un vaccino: non è chiaro, infatti, “quale livello deve raggiungere l’attivazione immunitaria per proteggerci dal contagio o almeno dai sintomi gravi”, ha osservato Mantovani.

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L’esperto ha poi avanzato diverse ipotesi: “Può darsi che un primo cavallo arrivi al traguardo in tempi rapidi, ma che i successivi siano migliori. Forse un vaccino proteggerà meglio i giovani e un altro gli anziani. Saremmo contenti di un vaccino non ideale, insufficiente a eradicare l’infezione, ma utile per abbassare la mortalità“.

In definitiva, quindi, la partita è ancora aperta nonostante il reboante annuncio di Putin.

VIRGILIO NOTIZIE | 12-08-2020 08:51

Coronavirus, quali sono i farmaci che si stanno sperimentando Fonte foto: ANSA
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