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Covid, Ippolito lancia l'allarme: "Noi Cassandre inascoltate"

Covid, Giuseppe Ippolito spiega i pericoli che corre l'Italia laddove non rispetti le misure anti contagio: "Noi Cassandre inascoltate"

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani e membro del Cts, non smette di lanciare appelli ricordando che il coronavirus è sempre una terribile minaccia che ancora oggi miete parecchie scomparse al giorno. Intervistato dal Corriere della Sera, ha sottolineato in modo amaro che paesi come la Germania, che hanno meno decessi dello Stivale, hanno varato misure stringenti mentre “in Italia muoiono in media 600 persone al giorno dall’inizio di novembre, ma sembra che la cosa non interessi a nessuno”.

“I timori sono gli stessi che noi, Cassandre inascoltate, avevamo quando a giugno-luglio si pensava di aver superato l’epidemia e si riaprivano le discoteche”, aggiunge, rimarcando i drammatici numeri della seconda ondata e spiegando che “al primo cenno di rallentamento dell’epidemia stiamo commettendo lo stesso identico errore: ma allora la storia non ci ha insegnato nulla!”.

Secondo Ippolito, se durante le feste natalizie non si starà molto attenti, si rischia di avere la terza ondata, un marzo 2021 simile a quello del 2020. Spazio anche per una stoccata ad alcuni suoi colleghi: “In Italia ci sono stati 30.000 decessi per il coronavirus da quando, a fine maggio, qualcuno disse che il virus clinicamente non esisteva più”.

C’è una domanda che continua a circolare e che non trova spiegazioni esaustive attualmente: perché in Italia si muore così tanto? “Vorrei avere una risposta convincente ma non ce l’ho. Certo, abbiamo una popolazione con una età media molto elevata, ma è così anche in Giappone dove a oggi ci sono stati meno di tremila decessi”.

E ancora: “È vero che in Italia molte persone anziane, le più vulnerabili, vivono nella stessa abitazione con i figli e i nipoti e questo le espone maggiormente al contagio, ma anche questa è una risposta parziale, e non è che nelle residenze per anziani in generale le cose siano andate molto meglio che nelle famiglie multigenerazionali”.

Capitolo vaccinazione ed eventuale debellamento della pandemia: Ippolito non ha dubbi che con il Covid bisognerà conviverci ancora per almeno un anno: “La campagna di vaccinazione della popolazione dovrebbe concludersi, imprevisti permettendo, alla fine dell’estate, quindi non prima del prossimo novembre potremo avere una consistente percentuale della popolazione — almeno il 75% — coperta da immunità vaccinale”.

A proposito di vaccini, si è parlato di un possibile ‘patentino di immunità’ per coloro che si sottoporranno alla vaccinazione. “Quello del patentino – spiega – a mio avviso è un discorso prematuro e le patenti sono autorizzazioni che necessitano di percorsi chiari e definiti. Oggi non sappiamo quale tipo di protezione forniscano questi nuovi vaccini che sappiamo essere efficaci nel prevenire la malattia”.

“Se il vaccino previene anche l’infezione allora protegge non solo chi lo riceve ma anche gli altri; se invece il vaccino protegge dalla malattia ma non dall’infezione, serve solo a chi lo riceve”, aggiunge il direttore dello Spallanzani. “Un eventuale “patentino” sarebbe del tutto inutile, anzi ingenererebbe un falso senso di sicurezza nella popolazione. Dopo di che è certo che chi si sarà vaccinato avrà più libertà e meno preoccupazioni, indipendentemente dal fatto che ci sia un timbro che lo certifichi”, conclude.

VirgilioNotizie | 15-12-2020 08:38

Il futuro dopo il Covid: l'allarme di Bassetti per nuove pandemie Fonte foto: ANSA
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