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Covid, gli effetti dei vaccini sugli operatori sanitari in Italia

Gli effetti dei vaccini sulla popolazione nazionale sono visibili se si considerano i casi di Covid-19 tra gli operatori sanitari

La campagna vaccinale in Italia ha coperto finora una percentuale molto bassa su tutta la popolazione: al 20 marzo, secondo il report vaccini, sono 7.532.035 le dosi somministrate in totale, e 2.380.018 le persone che hanno ricevuto la prima e la seconda dose. Si tratta di poco meno del 4% dell’intera popolazione italiana, una percentuale dunque ben lontana dall’immunità di gregge, sulla base della quale non è possibile trarre conclusioni circa l’efficacia dei vaccini inoculati.

Gli effetti dei vaccini sugli operatori sanitari

Ma c’è una categoria di persone, quella del personale sanitario, che ci permette invece di fare un bilancio parziale sull’effetto dei vaccini: sono 2.842.630 le persone appartenenti a questo gruppo. Stando al monitoraggio del rischio effettuato dall’Istituto superiore di sanità e datato 10 marzo, la curva degli operatori sanitari risultati positivi al Covid-19 dall’inizio delle vaccinazioni è nettamente in calo. Il trend è perfettamente visibile nel grafico inserito nel report dell’Iss, dove la linea gialla rappresenta gli operatori sanitari e quella nera il resto della popolazione.

Report IssFonte foto: Istituto superiore di sanità

Il monitoraggio settimanale

L’ultimo report della Cabina di regia della settimana dall’8 marzo al 14 marzo ha segnalato un generale aumento dell’incidenza a livello nazionale, che in media è superiore ai 250 casi settimanali per 100mila abitanti. L’indice Rt medio è 1,16, mentre sale la pressione sulle strutture sanitarie.

“Dieci regioni – si legge nel report – hanno un livello di rischio alto” secondo i criteri del monitoraggio. “Le altre 11 Regioni/PPAA hanno una classificazione di rischio moderato (di cui sette ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane). Sedici Regioni/PPAA hanno un Rt puntuale maggiore di uno. Tra queste, una Regione (Campania) ha un Rt con il limite inferiore maggiore di 1,5 compatibile con uno scenario di tipo 4, e due (Piemonte e FVG) hanno un Rt con il limite inferiore maggiore di 1,25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Dodici Regioni hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni/PPAA hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno”.

Questi gli scenari previsti dalla Cabina di regia:

• Compatibile con Scenario 1: Rt regionali sopra soglia per periodi limitati (inferiore a 1 mese)
• Compatibile con Scenario 2: Rt regionali significativamente compresi tra Rt=1 e Rt=1,25
• Compatibile con Scenario 3: Rt regionali significativamente compresi tra Rt=1,25 e Rt=1,5
• Compatibile con Scenario 4: Rt regionali significativamente maggiori di 1,5

Le regioni che cambiano colore dal 22 marzo

Il nuovo report ha cambiato nuovamente la geografia delle regioni italiane, ormai suddivise tra zona arancione e zona rossa. Nella fascia di rischio più elevata ci sono la Provincia autonoma di Trento, la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Piemonte, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, il Lazio, le Marche, la Puglia e la Campania; in quella arancione ci sono l’Abruzzo, la Basilicata, l’Umbria, la Toscana, la Provincia autonoma di Bolzano, la Calabria, la Liguria, la Sicilia, la Valle d’Aosta, il Molise e la Sardegna. Qui le misure zona per zona.

VirgilioNotizie | 20-03-2021 10:46

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