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Coronavirus, tracce nell'acqua a Parigi: perché può essere utile

Parigi ferma la disinfezione delle strade, in Australia si testano i tamponi sulle fogne per concedere la 'patente di immunità'

Alcuni Paesi stanno sperimentando il monitoraggio delle fognature per identificare nuovi focolai di coronavirus. Alcune ricerche avrebbero dimostrato la presenza di Sars-Cov-2 nelle acque reflue. Pur trattandosi di un agente patogeno che si diffonde principalmente per via respiratoria, il microrganismo finirebbe anche nelle feci un paio di giorni prima della comparsa dei sintomi.

Coronavirus nell’acqua: Parigi ferma la pulizia delle strade

Secondo quanto riporta Repubblica, Parigi ha fermato la disinfezione delle strade dopo che sono state riscontrate tracce del virus nella rete idrica utilizzata per pulire le strade, per le fontane e per innaffiare i giardini e i parchi. Nessun rischio per l’acqua potabile che arriva nelle case dei francesi, come ha sottolineato la sindaca Anne Hidalgo.

La prima cittadina ha fatto sapere inoltre, riguardo la scoperta nel sistema della città, che “si tratta di quantità virali molto ridotte“. La contaminzione riguarda 4 campioni su 27, ma in via precauzionale è stata sospesa la pulizia “a rivolo” con l’acqua che viene direttamente prelevata dalla Senna e non viene trattata.

Coronavirus nell’acqua: nessun rischio con quella del rubinetto

Nessun pericolo per l’acqua di rubinetto, insomma, come aveva già fatto sapere il nostro Ministero della Salute. Sia perché le tracce di virus sono talmente diluite da non poter raggiungere la quantità necessaria per il contagio, sia perché l’acqua potabile viene disinfettata contro ogni tipo di virus e di batteri.

Già ai tempi della Sars i ricercatori notarono che i coronavirus possono resistere nell’acqua per diversi giorni, soprattutto con temperature vicine allo zero. Nel 2005, ricorda Repubblica, uno studio cinese ne monitorò la presenza nelle acque nere di un ospedale, scoprendo che sopravviveva fino a 14 giorni con 4° e 2 giorni con 20°.

Sul virus responsabile di Covid-19, rassicurano gli esperti, non sarebbe stata ancora riscontrata la capacità di infettare per via fecale, perché non è chiaro se il nostro corpo si liberi del microrganismo ancora in vita o solo di resti ormai inattivi e non contagiosi.

Coronavirus nell’acqua: si studia la ‘patente di immunità’

La presenza del Sars-Cov-2 nelle fogne potrebbe essere invece utilizzata per monitorare e prevenire l’epidemia. In Australia, nel Queensland, riporta Repubblica, si sta sperimentando il tampone delle acque reflue.

In caso di negatività, si può pensare di dare la ‘patente di immunità’ a interi quartieri o città, agevolando la riapertura e l’allentamento del lockdown. Al contrario possono essere imposte misure di isolamento sociale più severe qualora i tamponi fossero negativi, e con molto anticipo rispetto alla rilevazione di pazienti sintomatici negli ospedali.

Come è successo in Olanda, dove il nuovo coronavirus è stato rintracciato nelle fognature dell’aeroporto di Tilburg diversi giorni prima che il ‘paziente uno’ nazionale si presentasse in Pronto soccorso.

VirgilioNotizie | 20-04-2020 15:10

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