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Rezza (Iss) sulla Fase 2: "Non siamo fuori dall'epidemia"

L'esperto dell'Istituto Superiore di Sanità ha spiegato che se i contagi dovessero risalire, si potrebbre ricorrere di nuovo alle zone rosse

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il:

“Consideriamola una sperimentazione. Va intesa così la Fase 2“. A parlare è Giovanni Rezza, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità. “La riapertura graduale era improrogabile. Ci prendiamo dei rischi. Ora vediamo se funziona“, ha ammesso in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

“Aver puntato sulla riapertura per gradi renderà più facile l’identificazione delle criticità. Ci sarà un monitoraggio costante, giornaliero, di che cosa succede. Capiremo se la gente ha compreso il senso di questo allentamento”. Riguardo il tallone d’Achille di questa strategia, “lo scopriremo”, ha dichiarato l’esperto.

“Non siamo assolutamente fuori dall’epidemia. Ci siamo ancora dentro“, ha sottolineato Giovanni Rezza. “Non vorrei che venisse a mancare la percezione del rischio e che riprenda il naturale corso delle aggregazioni“.

“Siamo in trepidante attesa. Dopo la Cina, l’Italia ha attuato il lockdown più intransigente del mondo occidentale, non paragonabile a quelli più soft di Francia e Spagna. Ci troviamo a sperimentare una nuova situazione.Avremmo preferito muoverci sulla base di altre esperienze”, ha continuato.

“L’aumento dei casi è immediatamente rilevabile. Crescono gli accessi al Pronto soccorso, i ricoveri, i morti nelle residenze per anziani. A quel punto bisogna essere non pronti, di più. Il lavoro di intercettare il pericolo spetta a medici di famiglia e servizi di prevenzione sul territorio”, ha spiegato il dirigente dell’Iss.

Se gli indicatori di contagio dovessero risalire di nuovo, “tornare a un secondo lockdown nazionale sarebbe disastroso da tutti i punti di vista”. Per questo si opterebbe per “fare chiusure frammentante, creare tante zone rosse anche di minima ampiezza. Blindare subito le aree regionali colpite da focolai in modo da soffocarli sul nascere. Nella Fase 1 hanno funzionato. I blocchi a termine sono efficaci e più digeribili dalla popolazione”.

Le riaperture, ha spiegato Giovanni Rezza sulle pagine del Corriere della Sera, hanno cadenza bisettimanale perché “è il tempo impiegato dal virus a uscire allo scoperto. Dal contagio ai sintomi passano 4-5 giorni massimo, quindi nell’arco di due settimane si dovrebbe capire se ha ripreso a circolare e se è necessario prendere delle contromisure“.

L’esperto ha concluso con un avvertimento sull’abbassamento della guardia dato dalla possibilità che il nuovo coronavirus venga debellato con il caldo. “Non contiamo sull’aiuto dell’estate come stagione meno propizia alla circolazione virale”.

Coronavirus, il grafico della Protezione civile del 4 maggio Fonte foto: Ansa
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