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Coronavirus, meno contagi con un clima caldo e umido: gli studi

Diversi studi sembrano confermare l'ipotesi che l'estate possa portare a una diminuzione dei contagi

Rispetto ai Paesi con un clima caldo e umido, il coronavirus colpirebbe maggiormente quelli con un clima fresco e asciutto. Il fenomeno era già emerso per la Sars e diversi studi sembrano confermarlo anche per il Covid-19. La Johns Hopkins University ha raccolto i dati forniti da una ricerca del MIT di Boston e ha evidenziato come il numero massimo di casi contagi si sarebbe verificato in quelle regioni che registravano temperature tra 3 e 13 gradi. Laddove le temperature medie superano i 18 gradi, invece, si sarebbero registrati meno del 5% dei casi complessivi.

Agli stessi risultati sono arrivati altri due studi. Secondo una ricerca pubblicata da due ricercatori spagnoli e finlandesi e riportata dal Corriere della Sera, il 95% dei contagi a livello mondiale è avvenuto a temperature comprese tra -2 e 10 gradi e in condizioni asciutte.

Secondo un’altra ricerca, pubblicata dall’Università di Beihang in Cina, nelle città calde e umide il tasso di diffusione del virus era più lento rispetto a quelle fredde e secche.

I due studi non tengono conto di altri fattori che potrebbero incidere sulla diffusione delle infezioni, come ad esempio le misure dei governi e la mancanza di tamponi da sottoporre ai cittadini.

Gli scienziati, inoltre, hanno precisato che tra l’11 e il 19 marzo c’è stato un aumento di circa 10mila infezioni proprio nelle località con una temperatura superiore ai 18 gradi. In conclusione, non è ancora chiaro come agiscano sull’epidemia il fattore ambientale della temperatura e quello dell’umidità.

La strada da percorrere, al di là del clima, per gli studiosi rimane sempre quella del contenimento con l’isolamento e distanziamento sociale.

VIRGILIO NOTIZIE | 24-03-2020 11:10

Coronavirus: l'Italia ferma è meno inquinata. Immagini dell'Esa Fonte foto: Ansa
Coronavirus: l'Italia ferma è meno inquinata. Immagini dell'Esa
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