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Le città (a sorpresa) dove i numeri delle vittime non tornano

L'analisi del quotidiano La Stampa sui numeri del coronavirus nelle province italiane

I dati diffusi dalla Protezione civile durante l’emergenza coronavirus raccontano un’Italia divisa, almeno nei numeri. Il contagio si è diffuso maggiormente al Nord, mentre al Centro e al Sud la media sembra decisamente più bassa. Un’analisi del quotidiano La Stampa evidenzia proprio questa differenza, e qualcosa sembra non tornare.

Ci sono infatti delle città che, nonostante si trovino in aree considerate a basso o medio contagio, presentano un andamento sospetto del numero delle vittime.

In sostanza, sottolinea La Stampa, ci sono troppi morti rispetto alla media degli ultimi 5 anni e al numero ufficiale di casi Covid-19.

I motivi, secondo un rapporto firmato congiuntamente dall’Istat e dall’Istituto Superiore di Sanità, possono essere 3:

  • Mancati tamponi: persone decedute a causa del coronavirus, ma senza essere sottoposte ad alcun test;
  • Mortalità correlata: persone non testate in cui il contagio ha aggravato malattie pregresse, considerate la causa del decesso;
  • Mortalità indiretta: persone decedute per altri motivi, non curate a causa della crisi del sistema sanitario impegnato nella lotta al virus o che non si sono presentate in ospedale per paura di essere contagiate.

Coronavirus, quali sono le province sospette

L’analisi del quotidiano La Stampa prende in considerazione la finestra temporale dal 20 febbraio al 31 marzo, calcolando la media dei decessi registrata tra il 2015 e il 2019 e aggiungendo i morti ufficialmente attribuiti al Covid nelle aree che mostrano uno scarto superiore al 5%.

Con questa modalità – dice l’articolo – “abbiamo ottenuto due mappe dell’Italia ‘anomala’: una per la diffusione a bassa intensità e l’altra per quella a media intensità“.

Nell’Italia a bassa intensità le zone sospette si concentrano in Puglia e Sardegna.

La provincia di Barletta Andria Trani, per esempio, dal 20 febbraio al 31 marzo ha avuto solo 3 morti per Covid. Eppure ha registrato 301 decessi quando nei cinque anni precedenti la media era stata di 236: 65 persone sono morte senza una spiegazione statistica.

Stessa cosa succede nel Sud della Sardegna che aveva avuto una media di 351 decessi tra il 2015 e il 2019 ma oggi fa registrare 423 morti con soli 4 Covid ufficiali.

Nell’Italia a media intensità troviamo molte province liguri, toscane, lombardevenete. Probabile che la differenza tra i dati sia dovuta a uno scarso impiego di tamponi.

Ma si tratta anche di aree in cui gli ospedali sono stati impegnati in prima linea nella lotta al coronavirus.

Le province con lo scarto più importante sono quelle di La Spezia (23,9%) e Genova (19,4%).

Balza all’occhio, inaspettatamente, anche Grosseto: qui si è passati da una media di 314 decessi degli anni 2015-2019 ai 371 di oggi. Eppure i morti per Covid-19 ufficiali sono appena 4.

Stessa anomalia a Teramo: nonostante i 6 morti per coronavirus, registra un salto di quasi 50 decessi.

A Foggia 116 decessi in più, meno della metà spiegabile come conseguenza diretta del contagio (43 decessi Covid-19).

La Stampa chiude l’analisi spiegando come non esista ancora una spiegazione ufficiale per questo eccesso di morti, “è probabile che le cause possano essere diverse a seconda delle province. L’Iss sta studiando queste aree per avere risposte. Con l’inizio della Fase 2 e l’allentamento delle misure, queste zone dovranno essere controllate con maggiore attenzione. L’Italia del Covid ufficiale potrebbe non essere quella del Covid reale”.

VirgilioNotizie | 06-05-2020 11:51

Coronavirus, il grafico della Protezione civile del 5 maggio Fonte foto: Ansa
Coronavirus, il grafico della Protezione civile del 5 maggio
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