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Coronavirus, Gallera: "Alzano-Nembro zone rosse? Toccava a Stato"

L'assessore al Welfare della Lombardia attacca lo Stato sui casi di Alzano e Nembro

Si continua a discutere di Alzano e Nembro, comuni in provincia di Bergamo tra i più colpiti in questa emergenza coronavirus, finiti al centro di un’inchiesta del ‘Corriere della Sera’ per possibili ritardi nell’istituzione di una zona rossa. Secondo il ‘Corriere della Sera’, nessuno vuole intestarsi la responsabilità della mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, da cui si sarebbe propagato il virus che ha fatto strage nel paese e in tutta la Val Seriana. A oggi, Alzano Lombardo ha 177 contagi, Nembro 207.

Già il 27 febbraio, Nembro era il quarto Comune più colpito della Lombardia, al pari di Casalpusterlengo, che al contrario del comune in provincia di Bergamo era però inserito in zona rossa.

Sulla vicenda è intervenuto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera.

Intervistato da ‘Agorà’, Gallera ha detto che la zona rossa “era lo Stato che doveva farla, come a Codogno. Solo loro avevano il potere” ha spiegato l’assessore, perché “nelle competenze istituzionali e costituzionali della Regione non rientra disporre delle forze dell’ordine e delle forze armate”.

Gallera ha dichiarato che la Regione Lombardia aveva chiesto “più volte in maniera importante di chiudere la zona rossa” e che questo “è nel verbale” dell’Istituto Superiore di Sanità.

L’assessore lombardo al Welfare ha anche detto: “Noi abbiamo interloquito con l’Iss, che nel proprio verbale fa riferimento al fatto che io e il mio direttore generale eravamo in contatto con loro per confrontarci sui dati per la disposizione della chiusura della zona rossa”.

Nel corso della trasmissione, Gallera si è confrontato con l’esponente del Partito Democratico Maurizio Martina, secondo cui, invece, “la zona rossa andava fatta” e “potevano essere adottati provvedimenti di carattere regionale, come accaduto nel Lazio e in Emilia Romagna”.

VirgilioNotizie | 06-04-2020 10:27

Coronavirus, il grafico della Protezione civile del 5 aprile Fonte foto: Ansa
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