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Alberto Genovese, indagini: emergono nuovi dettagli sul caso

Alberto Genovese, il punto sul caso dopo quattro mesi di indagini

RETTIFICA: in seguito alla richiesta del legale di Daniele Leali, abbiamo apportato alcune modifiche all’articolo. In particolare, sulla base dell’ordinanza cautelare del 24/02/2021 citata dall’avvocato, Leali non avrebbe mai “portato droga in casa” di Genovese né avrebbe provveduto a reclutare le donne da invitare alle feste.

Dopo quattro mesi di indagini, la squadra mobile della Polizia, coordinata dal pm milanese Rosaria Stagnaro e dall’aggiunto Letizia Mannella, ha unito molti tasselli del caso relativo Alberto Genovese, 43 anni e mago delle start up, arrestato lo scorso 6 novembre. Come riferisce il Corriere della Sera, dalle carte d’inchiesta emerge come l’imprenditore usasse le sue doti manageriali per curare le sue feste e le sue vacanze dove secondo l’accusa avrebbe drogato e poi violentato alcune ragazze.

Gli inquirenti guidati da Marco Calì descrivono l’agire di Genovese come un “modello operativo” assai organizzato e tutt’altro che improvvisato. Un modus operandi “seriale” con ciascuna ragazza. Secondo chi indaga Genovese avrebbe architettato il seguente piano, ripetuto diverse volte: le ragazze “venivano individuate e contattate” sui social o di persona e selezionate “secondo caratteristiche fisiche costanti”. Prerogativa da cui non si poteva sfuggire nella selezione era che le donne contattate dovevano avere l’inclinazione a drogarsi.

Sempre secondo gli inquirenti le donne in questione dovevano avere un altro requisito: essere giovani, ma non minorenni. Una volta iniziate le feste, Alberto Genovese invitava una di loro ad assumere droga in camera da letto dove si consumava l’atto sessuale. C’era chi accettava il rapporto sessuale, ma anche chi, sostiene l’accusa, si rifiutava. In questo caso sarebbe scattato lo stordimento con un tipo di droga in grado abbattere le barriere delle vittime.

Nell’ordinanza, Javier Verastegui Melgarejo ha dichiarato: ”Ho visto distintamente Alberto e Daniele Leali portare i piatti per casa, uscire dalla cucina e salire sulle scale con i piatti pieni di sostanze in polvere”.

E ancora, ha precisato: ”Ho intuito qualche volta che qualcuno gli portasse probabilmente della sostanza stupefacente”.

Sempre dall’ordinanza, emergono inoltre le dichiarazioni di Paghini: “Alberto mi chiedeva di invitare ragazze che avessero almeno 18 anni e che fossero disponibili ad usare sostanze stupefacenti. È successo anche che io gli abbia inviato delle foto perché preferiva vederle”.

Paghini, alla domanda su come facesse a selezionare le ragazze che facevano uso di sostanze stupefacenti, ha risposto: “Venendo dal mondo delle discoteche, dove poi conoscevo le ragazze, sapevo chi già utilizzasse normalmente le sostanze. Comunque, cercavo di essere sicuro che le ragazze non fossero completamente lontane dall’uso delle droghe, perché sapevo che per Alberto era una caratteristica importante”.

VirgilioNotizie | 27-02-2021 11:08

polizia-genovese Fonte foto: ANSA
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