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Falsi video hot con Giorgia Meloni come protagonista: la premier chiede 100mila euro di risarcimento

Video espliciti con Giorgia Meloni sono apparsi su un sito americano e sono stati visti milioni di volte: la premier ha denunciato due uomini per diffamazione

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Mauro Di Gregorio

GIORNALISTA

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Approdato a QuiFinanza e Virgilio Notizie dopo varie esperienze giornalistiche fra Palermo e Milano. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Hanno pubblicato alcuni video hot (naturalmente falsi) raffiguranti Giorgia Meloni. La premier li ha denunciati e pretende un risarcimento pari a 100mila euro, da versare nel fondo nazionale del ministero dell’Interno a sostegno delle donne vittime di violenza.

Video hot con Giorgia Meloni

Nei guai sono finiti due uomini, padre e figlio, attualmente a processo per diffamazione presso il tribunale di Sassari.

La presidente del Consiglio si è costituita parte civile. I fatti risalgono al 2020, ma il dibattimento partirà nella primavera del 2024. I video sono stati pubblicati su un sito statunitense a luci rosse.

I due sono accusati di avere messo il volto della Meloni al posto di quello di alcune attrici hard.

Nel capo di imputazione si legge che la presidente del Consiglio “veniva ritratta nuda intenta ad avere rapporti sessuali con diversi uomini, nonché in condotte di autoerotismo, in alcuni casi accompagnate da scritte altamente diffamatorie”.

La premier è parte civile

“La richiesta vuole essere un messaggio rivolto a tutte le donne vittime di questo genere di soprusi a non avere paura di denunciare”, spiega l’avvocata di parte civile, Maria Giulia Marongiu, che tutela Giorgia Meloni.

“La cifra è simbolica e vuole contribuire alla tutela delle vittime, donne che, spesso inconsapevolmente, sono l’obiettivo di questo genere di reati”.

Due processi differenti

I due imputati sassaresi di 73 e 40 anni, chiamati a giudizio diretto dalla pm Maria Paola Asara, saranno giudicati con due riti differenti.

La loro difesa ha chiesto la messa in prova per il padre. Il giudice Paolo Bulla renderà nota la sua decisione il prossimo 25 marzo.

Il figlio verrà giudicato invece con rito ordinario. Per lui il dibattimento si aprirà il 19 marzo davanti alla giudice Monia Adami.

Secondo quanto emerso dalle indagini della polizia postale di Sassari, il 40enne sarebbe l’autore materiale dei video deepfake, mentre il padre sarebbe coinvolto in quanto proprietario della linea telefonica utilizzata per caricare i video online.

La polizia postale è riuscita a risalire ai due tramite il nickname utilizzato sul sito per adulti.

I video sono rimasti online per diversi mesi e hanno raccolto milioni di visualizzazioni.

Secondo processo per diffamazione del 2023

Si tratta del secondo processo per diffamazione che si tiene nel 2023 e che vede come parte lesa Giorgia Meloni: recentemente lo scrittore Roberto Saviano è stato condannato a pagare 1.000 euro a titolo di risarcimento per avere insultato la premier.

Fonte foto: ANSA

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