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Vaccino di Oxford a rischio: perché potrebbe tardare ancora

L'allarme dall'università inglese: se cala il contagio, sarà difficile provare l'efficacia del vaccino

Arrivano brutte notizie sul fronte vaccino. Adrian Hill, a capo dell’équipe che sta studiando quello di Oxford, ha dichiarato, come riporta Repubblica che si tratta di “una corsa contro il tempo. E anche contro il rischio che il virus scompaia. Le chance di successo del nostro vaccino attualmente sono al 50%“.

Solo pochi mesi fa il direttore dello Jenner Institute dell’univeristà inglese aveva indicato che le probabilità di iniziare a somministrare il vaccino di Oxford a settembre erano dell’80%. A frenare la ricerca è stato proprio il calo dei contagi. Oggi la Gran Bretagna è scesa a poco più di 100 vittime quotidiane, rispetto alle mille che si contavano durante il picco.

Si tratta del paradosso di Ebola, l’epidemia che proprio Adrian Hill ha seguito in trincea, in Africa, nel 2016. L’esperto faticò a portare avanti i test sull’uomo perché la circolazione del virus responsabile della febbre emorragica iniziò a ridursi considerevolmente. Per lo stesso motivo l’Aifa, riporta Repubblica, ha invitato i ricercatori italiani ad accorpare gli studi.

Il test avviene suddividendo una popolazione campione in due gruppi: al primo viene iniettato il vaccino, al secondo un placebo. Per verificare la protezione dal contagio, i volontari continueranno a condurre la propria vita e si confronteranno poi i dati per verificare se l’immunizzazione è avvenuta.

Con meno circolazione del patogeno, tuttavia, sarebbe quasi impossibile confrontare i risultati tra chi ha ricevuto l’inoculazione reale e il gruppo di controllo, perché la maggior parte degli individui potrebbe non contrarre il coronavirus naturalmente.

“Siamo nella paradossale situazione di sperare che il Covid si diffonda ancora per un po’“, ha dichiarato Adam Hill, come riporta Repubblica.

Il vaccino di Oxford è uno dei 110 attualmente in sviluppo in tutto il mondo e tra gli 8 già in sperimentazione sull’uomo. Dal 23 aprile è stato inoculato in 1.100 volontari, nessuno ha accusato effetti collaterali.

Per accelerare i tempi, gli scienziati avevano previsto di accorpare le fasi 2 e 3 della ricerca includendo altri 10mila pazienti inglesi e 30mila statunitensi. Tuttavia il calo dei contagi potrebbe portare gli esperti a optare per l’emisfero Sud, dove la stagione fredda è alle porte e il numero di nuovi positivi è in salita. Anche se questo, riporta Repubblica, potrebbe portare a ulteriori ritardi nella ricerca.

VirgilioNotizie | 26-05-2020 06:45

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