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Vaccino Covid: quanto protegge e per quanto. Mantovani chiarisce

Alberto Mantovani spiega punto per punto tutte le caratteristiche dei vaccini anti-Covid ormai prossimi ad arrivare anche in Italia

I vaccini contro il Covid sono ormai in dirittura d’arrivo. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha presentato il 2 dicembre il piano per la vaccinazione in Senato, chiarendo che il vaccino arriverà a gennaio e sarà somministrato a tutti gratuitamente. Per fare ulteriormente chiarezza sul tema è stato stilato un documento dell’Accademia dei Lincei da Alberto Mantovani e Guido Forni, e sul Corriere della Sera il direttore scientifico dell’Istituto Humanitas ha risposto ad alcune domande.

Mantovani: “Non esiste il vaccino ‘migliore’, bene che ce ne siano diversi”

La realizzazione dei vaccini contro il Covid, avvenuta così rapidamente pur avendo rispettato tutti gli standard sulla sicurezza, per Mantovani è “un passo importante”: “I vaccini in dirittura d’arrivo saranno stati sperimentati su decine di migliaia di persone, con effetti collaterali a tutt’oggi accettabili“, ha sottolineato.

Il vaccino di Pfizer è stato appena approvato dall’ente regolatore nel Regno Unito, ma per Mantovani non c’è un candidato vaccino in vantaggio: “Non esiste il vaccino ‘migliore’ ed è bene che ce ne siano diversi, perché nessuno singolarmente protegge il cento per cento dei soggetti”.

I vaccinati sono contagiosi? Mantovani fa il punto sull’immunità

Quanto al nodo sulla contagiosità dei vaccinati, Mantovani si è espresso così: “Fino a quando non avremo dati più completi non si può dire. È ragionevole pensare che se un vaccino protegge il 70 per cento della popolazione contro l’infezione e la malattia, le stesse persone non potranno trasmettere il virus“.

E anche sulla durata dell’immunità offerta dal vaccino, l’immunologo ha spiegato con cautela: “Non lo sappiamo ancora, per questo servono più vaccini. Ci auguriamo una risposta immunitaria (e la conseguente protezione) che ci copra per almeno sei mesi, e sono stati recentemente pubblicati su Lancet dati molto incoraggianti da questo punto di vista”.

Un punto interessante, chiarito da Mantovani, è quanto effettivamente protegga il vaccino rispetto agli anticorpi sviluppati in seguito all’infezione naturale: “I livelli della risposta immunitaria osservati nei vaccinati sono di gran lunga superiori a quelli osservati nella stragrande maggioranza dei soggetti infettati. Si è diffusa l’idea che l’infezione naturale sia un buon ‘allenamento’, ma non è così”.

Quanto al rischio che una mutazione del coronavirus possa compromettere l’efficacia del vaccino, Mantovani si è detto tranquillo: “Il virus è relativamente stabile, c’è una mutazione che si è diffusa e che probabilmente lo rende più capace di infettare le vie aeree superiori senza renderlo più aggressivo, ma per ora le mutazioni non riguardano il bersaglio dei vaccini, la proteina Spike”.

Mantovani: “Bisogna preparare cuore e cervello alla campagna vaccinale”

Per il medico, oltre alla logistica prevista nel piano vaccini, è fondamentale una campagna di sensibilizzazione verso il vaccino: “Se si pensa solo a disporre spazi e frigoriferi si sta sbagliando. Mi auguro che gli aspetti organizzativi siano accompagnati da una campagna di formazione e informazione. Se non si prepareranno i cervelli e i cuori alla campagna vaccinale, temo che andremo a sbattere”.

Sull’idea di Battiston di vaccinare per primi i liceali, Mantovani ha commentato: “C’è un elenco di priorità condiviso in tutto il mondo: il personale sanitario deve essere vaccinato per primo. Avere ad esempio un oncologo vaccinato eviterà, come è successo, che si perdano 1.400.000 esami di screening, che vuol dire, ad esempio, intercettare 2.000 cancri al seno”.

VirgilioNotizie | 03-12-2020 09:08

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