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Vaccino AstraZeneca, nuove indicazioni: la decisione del Cts

Vaccino Astrazeneca: il Cts discute su come distribuire il vaccino e a chi, dopo la morte per trombosi della 18enne Camilla

La decisione del Cts sulle nuove indicazioni su come utilizzare il vaccino AstraZeneca è arrivata dopo ore di dibattito e discussioni. La questione è nata dal caso di Camilla, la 18enne scomparsa a Sestri Levante. La ragazza aveva ricevuto la prima dose del vaccino il 25 maggio, nell’open day riservato agli over 18. Ricoverata domenica 6 giugno all’ospedale San Martino di Genova, è morta dopo una trombosi al seno cavernoso.

La decisione del Cts: cosa cambia per il vaccino AstraZeneca

AstraZeneca sarà iniettato soltanto agli over 60 e la seconda dose sarà fatta con un vaccino diverso per chi ha meno di 60 anni: è questo l’orientamento del Comitato tecnico scientifico anticipato dal Corriere della Sera. La decisione viene comunicata oggi al termine della riunione e subito dopo il ministro della Salute Roberto Speranza potrebbe emettere una circolare.

Il Cts si ritrova così nuovamente a dover dettare le linee guida circa le fasce di età a cui fare il vaccino Vaxzevria. Per il momento, quindi, non viene vietata perentoriamente dal Cts, e quindi dal governo, la somministrazione di AstraZeneca per le fasce d’età dei giovani, perché c’è l’approvazione europea di Ema e quella italiana di Aifa, che prevedono l’uso di quel siero per tutti gli over 18.

Richiami, cosa cambia per AstraZeneca

Pesa il nodo dei secondi richiami. Al momento i casi di reazioni avverse alle seconde dosi di AstraZeneca sono rarissimi, ancor meno frequenti di quelli rilevati dopo le prime dosi (anche questi comunque pochissimi se rapportati al numero totale delle inoculazioni). Al netto di ciò, i membri del Cts starebbero discutendo per aprire alla possibilità di ‘mixare’ i vaccini, cosa che tra l’altro già avviene in altri Paesi occidentali.

Il Cts, sempre a proposito del mix, stanno vagliando i nuovi studi, tra l’altro citati ieri anche dalla Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, dai quali si rileva l’efficacia di una dose “eterologa”, cioè di Pfizer o Moderna anche se successiva a quella di AstraZeneca. Se arrivasse il via libera alla soluzione ‘eterologa’, la campagna vaccinale avrebbe un cambio di rotta importante, come ha detto anche durante un incontro con i tecnici dell’altro ieri il commissario straordinario Figliuolo. Cioè potrebbe innescarsi un ritardo sulla tabella di marcia delle vaccinazioni.

Numeri alla mano, al momento in Italia ci sono 2 milioni e 80 mila persone sotto i 60 anni che hanno avuto una dose del vaccino AstraZeneca. Di questi 1 milione e 20 mila devono fare il richiamo. Se ci fosse la sospensione del siero, bisognerebbe trovare altre dosi dell’altro vaccino, quello a Rna messaggero.

La soluzione auspicata sarebbe quella di non far slittare la data del richiamo anche se c’è il rischio di subire un impatto connesso alla ridistribuzione delle dosi. Un milione di esse non sono una cifra spropositata da trovare, ma, sempre come fa notare La Repubblica, diverse Regioni viaggiano con i magazzini sempre vuoti e quindi dovranno fare un po’ di scorta per assicurare le seconde dosi con Pfizer o Moderna. Inoltre ci sarà da trovare la quadra per le vaccinazioni ai giovani, che quasi tutte le Regioni, magari senza adottare la modalità dell’open day, facevano in parte con AstraZeneca.

VirgilioNotizie | 11-06-2021 12:36

AstraZeneca, quali Regioni lo hanno già sospeso per gli under 60 Fonte foto: ANSA
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