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Vuoi un prestito veloce? Così la banca ti spia sui social

Sempre più frequenti le offerte di prestiti online, con comodità da casa e velocemente. Ma per concederli, la banca può controllare i profili social

Poter ottenere facilmente un prestito in tempi strettissimi, una volta inimmaginabili, dopo aver fatto una richiesta in pochi clic, comodamente seduti davanti al pc di casa, e magari a un tasso d’interesse concorrenziale, è senza dubbio un bel vantaggio. Le relative pubblicità, le proposte veicolate con ogni mezzo elettronico, dalla e-mail ai pop up, si sono moltiplicate in pochissimi anni, e tale segmento del mercato del credito sta diventando sempre più importante per le banche. Che però, ovviamente, non sono diventate improvvisamente generose o filantrope: come ogni medaglia, anche quella del credito online, dei “prestiti facili”, ha un suo rovescio.

La banca può guardare i vostri profili social

Infatti, a fronte di procedure sempre più rapide e snelle per ottenere un prestito sul web, di pari passo si diffondono sistemi di analisi dei profili social degli utenti che concorrono a determinare la concessione, o meno, del finanziamento, sollevando non poche perplessità sull’effettiva consapevolezza degli utenti, la cui mancanza andrebbe in senso contrario alle regole del GDPR.

Meno burocrazia e lungaggini per coloro che nel richiedere un finanziamento si affidano ad Internet, senza più necessità di recarsi in banca, e con il vantaggio di accorciare anche i tempi di risposta, che in certi casi può arrivare subito al termine della procedura, hanno quindi un costo in termini di privacy: già diffusi oltreoceano, stanno infatti approdando anche in Europa dei sistemi basati su potenti algoritmi di “machine learning” che permettono all’utente non solo di espletare la pratica in pochi minuti, ma anche di sapere immediatamente se il prestito è concesso oppure no, con la possibilità di vedere accreditata sul proprio conto corrente la somma accordata in 48 ore o poco più. Possibilità di per sé allettante, ma che pone fondate incognite sulle metodologie utilizzate per concedere un prestito presentando una quantità esigua di documenti e senza neanche vedere fisicamente in faccia il cliente.

 Alla fine se concedere il prestito lo decide un algoritmo

Attraverso le nuove, e in continua evoluzione, tecnologie di Big Data e Web Analytics, i profili dei social network e gli stessi dispositivi utilizzati dai richiedenti possono essere setacciati per rastrellare una miriade di dati personali (compresa la cronologia dei siti visitati e la posizione geografica dell’utente), per poi essere combinati ed elaborati con altre informazioni raccolte da fonti tradizionali come quelle delle centrali rischi o delle camere di commercio, per lasciare infine la sentenza ad un sofisticato algoritmo che decide automaticamente se il prestito viene concesso oppure no, e tutto ciò senza alcun intervento umano.

In un articolo su Agenda Digitale il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi, ha sollevato con chiarezza il problema della consapevolezza: “In molti casi le società che erogano finanziamenti sul web con risposta immediata non informano in modo chiaro gli utenti che i loro profili social saranno analizzati da un algoritmo e che tali informazioni concorreranno all’esito della richiesta – ha spiegato Bernardi – Questo comporta che a insaputa del cliente, un prestito potrebbe ad esempio essergli negato a causa di un amico su Facebook che risulta un cattivo pagatore, oppure per delle incongruenze rilevate tra il curriculum pubblicato su Linkedin e il reddito invece dichiarato all’istituto finanziario. I finanziamenti online presentano indubbiamente notevoli vantaggi, ma gli istituti di credito che li introducono devono operare con trasparenza e rispettare le regole del GDPR”.

 Consiglio agli utenti: leggere tutto prima di accettare

I colossi bancari puntano molto sullo sviluppo di questi innovativi sistemi tecnologici, e ad esempio Credit Suisse già nel 2015 ha investito 200 milioni di dollari sulla Kabbage inc, una startup specializzata nel settore con sede negli Usa, seguita da Ing che di recente ha investito 300 milioni di dollari nella stessa società americana, con la quale è già operativa una partnership su finanziamenti online dedicati alle piccole e medie imprese, che possono così contare su un rapido accesso alle liquidità di cui hanno bisogno.

In attesa che le autorità facciano luce sui meccanismi dei prestiti online con risposta immediata ed automatica, il consiglio nel frattempo è quello di “leggere accuratamente tutte le informative e la documentazione disponibile, compresa quella di eventuali partner con sede oltreoceano, e dare il proprio consenso solo se sì é certi di aver compreso ‎tutte le condizioni e poterle così accettare consapevolmente”.

ASKANEWS | 04-12-2018 17:09

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