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Tre anni di Unioni Civili. Cirinnà: "È aumentata l'omofobia"

Clima ostile secondo i rappresentati della comunità queer. E le Unioni Civili sarebbero solo un punto di partenza per i diritti LGBTI

Sono passati tre anni dall’approvazione della legge sulle Unioni Civili, pietra fondante per l’acquisizione dei diritti da parte della Comunità LGBTI. Ma, secondo i diretti interessati, da allora non si sarebbe più mosso nulla, e il clima sarebbe cambiato. La prima firmataria della legge, Monica Cirillà, si è espressa così ai microfoni ANSA:

“Dall’approvazione della legge il clima per la Comunità LGBTI è completamente cambiato. Con questo governo oscurantista e di destra è aumentata l’omofobia e in un anno neanche i 5 Stelle hanno aperto bocca sui diritti. (Di questi tempi) il motto deve essere resistere per esistere. (Lancio) un appello a tutti, compresi gli eterosessuali, per combattere per i diritti di tutti, per esserci, per combattere e resistere. Un modo di farlo sono i Pride: sabato prossimo parteciperò a quello di Roma, poi andrò a quello di Milano ed infine a Pisa”.

Gabriele Piazzoni, segretario generale dell’Arcigay, pur dicendosi soddisfatto dell’impatto della legge sulla vita delle persone LGBTI, ha rimarcato la zona d’ombra costituita dalla stepchild adoption.

“Oggi la nostra esistenza, che rivendichiamo da sempre a gran voce, è un fatto incontrovertibile, che nessun vento reazionario può cancellare. Nell’ultimo miglio dell’approvazione della legge fu stralciata la parte sulla stepchild adoption, che avrebbe permesso il riconoscimento dei figli e delle figlie delle coppie dello stesso sesso. Da allora quelle famiglie sono costrette in molti casi, dove non incontrano la disponibilità di sindaci illuminati, a intraprendere iter giudiziari che sono la manifestazione concreta di una discriminazione”.

Ancora il presidente dell’associazione ha parlato del Governo e di Simone Pillon, pronto a una riforma che potrebbe cambiare le adozioni in Italia.

“Non solo nulla è migliorato, ma registriamo i tentativi ostinati dei rappresentanti di questo Governo, in primis il ministro alla Famiglia, di infierire su questa discriminazione (…). Occorre tenere bene a mente che le Unioni Civili, nel cammino dell’affermazione dei diritti e delle piena uguaglianza, rappresentano una tappa, un punto di passaggio. Il vero traguardo è il matrimonio egualitario, che resta l’obiettivo delle nostre battaglie”.

Il presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce del Roma Pride, Sebastiano Secci, ha parlato all’ANSA di un clima ostile alla comunità queer italiana.

“(Le unioni civili rappresentano) un fatto importante, dopo 70 anni di silenzio, ma piccolo rispetto alle nostre richieste: l’accesso al matrimonio, il riconoscimento dei figli dalla nascita, l’adozione sia per i single, sia per le coppie omosessuali e non solo eterosessuale, una legge contro omotransfobia. (C’è un) clima davvero pesante e omofobico. Non ci possiamo concedere il lusso di spegnere le candeline, ma dobbiamo continuare a lottare, e i Pride sono l’occasione per farlo in modo visibile”.

I numeri delle unioni civili in Italia

Nel 2018 sono state 2.371 le coppie LGBTI che hanno usufruito delle Unioni Civili in Italia. A Roma il primato per le città, con 306 unioni, mentre tra le Regioni la medaglia d’oro spetta alla Lombardia, con 499. I dati, riportati da ANSA, sono stati diffusi dal ministero dell’Interno.

Nei primi due anni di entrata in vigore della Legge Cirinnà, erano state 8.506 le coppie LGBTI a unirsi in comune, 6.073 solo nel 2017. Al terzo compleanno del provvedimento, sono quindi 10.877 le famiglie omosessuali “regolarizzate”.

VIRGILIO NOTIZIE | 05-06-2019 22:45

pride-unioni-civili-matrimonio-gay-monica-cirinna Fonte foto: ANSA
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