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Un codice rosso contro la violenza sulle donne, cosa cambierà

Arriva il ddl che accorcia i tempi della giustizia, iter più veloci in caso di denunce da parte di donne e corsi di formazione ad hoc

Un codice rosso, come in ospedale. Una sorta di corsia preferenziale per tutte quelle donne che  subiscono violenze. Oggi il Consiglio dei ministri approverà un disegno di legge sul codice rosso da applicare alle denunce da parte delle donne che subiscono violenza, un provvedimento ispirato al lavoro dell’associazione “Doppia difesa” di Michelle Hunziker e del ministro Giulia Bongiorno, che giunge al traguardo proprio in prossimità della giornata dedicata alla sensibilizzazione della violenza sulle donne (il 25 novembre).  La denuncia arriverà direttamente al pm che in 3 giorni avrà l’obbligo di sentire la donna vittima di violenza. Così come la polizia giudiziaria dovrà dare massima priorità alle indagini. Le denunce  – ha spiegato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede – per cui scatta il codice rosso, sono violenza sessuale, maltrattamenti, stalking e lesioni aggravate in ambito domestico o in relazione di convivenza.

ITER PIU’ VELOCE

Iter più snello per le denunce di donne maltrattate e molestate. Il nuovo testo prevede che in casi di violenza domestica e di genere, il pubblico ministero proceda, generalmente, all’ascolto della vittima del reato entro tre giorni dall’avvio del procedimento. Inoltre, nei casi di reati di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate, commessi in ambito familiare o di semplice convivenza, la polizia giudiziaria avrà l’obbligo di dare priorità allo svolgimento delle indagini delegate dal pm, al quale dovranno trasmettere altrettanto celermente i risultati. “Quando una donna si reca dalle forze dell’ordine per fare una denuncia – ha infatti osservato Bonafede – sta già prendendo una decisione coraggiosissima e non va trattata come una situazione normale. Entro tre giorni dalla denuncia, il magistrato deve sentirla. Immediatamente il pm deve procedere con gli accertamenti e le sue indicazioni devono essere eseguite dalla polizia giudiziaria senza ritardo e le relazioni della polizia giudiziaria al pm devono essere fatte senza ritardo”. Per questo scatterà anche l’obbligo per la polizia giudiziaria di comunicare immediatamente al pubblico ministero le notizie di reato acquisite, se riguardano delitti di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o di semplice convivenza.

CORSI DI FORMAZIONE AD HOC

Dall’anno prossimo, obbligo di formazione per polizia di Stato, Carabinieri e polizia Penitenziaria, attraverso la frequenza di corsi presso specifici istituti, così da fornire le competenze specialistiche necessarie a fronteggiare questa tipologia di reati, sia in termini di prevenzione che di repressione e per stabilire una più adeguata interlocuzione con le vittime. “In questo l’interlocuzione con il ministro Bongiorno è stata preziosa”, ha spiegato ancora Bonafede.

UN PO’ DI NUMERI

Il vicepremier Di Maio ha sottolineato che i numeri sulla violenza contro le donne “fanno ribollire il sangue nelle vene“: 150 è la media di femminicidi compiuti in un anno mentre sono state più di 2000 le sentenze definitive per stupro e 1.827 quelle per stalking. Dai dati diffusi dal’Istat emerge un quadro allarmante: circa il 21 per cento delle italiane è stato costretto a compiere atti sessuali e 1 milione e mezzo ha subìto la violenza più grave: 653.000 donne vittime di stupro e 746.000 vittime di tentato stupro. Non solo, nel 73% dei casi è abuso psicologico, nel 62% fisico secondo i dati della Rete dei Centri Antiviolenza. 

I DUBBI DEL PD

A differenza di altri provvedimenti in materia di giustizia, questo non sembra destinato a produrre frizioni nella maggioranza. Il “Codice rosso per dare priorità assoluta all’esame delle denunce di donne maltrattate, minacciate o molestate è un mio impegno, andrò fino in fondo”, ha twittato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Qualche dubbio arriva invece dal Pd, che mette in evidenza qualche contraddizione. “Sono molto preoccupato perché vedo in questi primi passi del Governo segnali di un arretramento. Non ci sarebbe un peccato mortale più rilevante di questo”, dichiara Marco Minniti. Dario Stefàno punta il dito contro quelle “zone d’ombra” fatte di “tagli ai centri antiviolenza, abbandono dei percorsi scolastici per la parità di genere, disinteresse nell’attuazione della norma per gli orfani di femminicidio”. “Il codice rosso c’è già, non è una novità – aggiunge Cosimo Ferri – è grave invece tornare indietro e tagliare i fondi al piano nazionale antitratta e al fondo per le pari opportunità”

 

ASKANEWS | 28-11-2018 09:59

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