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Salone del Libro, la lettera della sopravvissuta all'olocausto

Sull'onda delle polemiche che hanno travolto il Salone del Libro di Torino, arriva la lettera della sopravvissuta all'olocausto

La polemica sulla casa editrice vicina a CasaPound, Altaforte, ha subito un’ulteriore spinta. Come riporta La Stampa, al Salone del Libro di Torino è arrivata la lettera firmata da Halina Birenbaum, sopravvissuta all’olocausto, Piotr M. A. Cywiński, direttore del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, Paolo Paticchio, presidente del “Treno della memoria”,  e Michele Curto, il suo ideatore.

Nella lettera, indirizzata al Comune di Torino, viene imposto un aut aut. O il museo di Auschwitz o Altaforte.

“Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società”.

Gli autori della lettera precisano:

“Non si tratta, come ha semplificato qualcuno, del rispetto di un contratto con una casa editrice, bensì del valore più alto delle istituzioni democratiche, della loro vigilanza, dei loro anticorpi, della costituzione italiana, che supera qualunque contratto”.

La questione è che il contratto è stato stipulato dagli organizzatori del Salone con tutte le case editrici che ne prenderanno parte e che hanno già pagato gli spazi messi a disposizione per la fiera. Case editrici che hanno richiesto la partecipazione nel rispetto della libertà di stampa e di pensiero.

Le polemiche che hanno travolto il Salone del Libro sono state animate anche da alcuni autori, fra cui Zerocalcare, che ha deciso di non partecipare alla fiera in uno spirito di protesta. E su Facebook scrive:

“‘Sta roba prima non sarebbe mai successa. Qua ogni settimana spostiamo un po’ l’asticella del baratro”.

Nei giorni scorsi si è parlato di Altaforte anche in merito al libro-intervista di Matteo Salvini, edito proprio dalla casa editrice.

VIRGILIO NOTIZIE | 07-05-2019 12:23

salone-del-libro-di-torino Fonte foto: ANSA
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