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Perché Strasburgo chiude il caso Berlusconi senza una sentenza

Dopo 5 anni di battaglia legale il leader di FI ha chiesto di non arrivare a sentenza per il ricorso contro la legge Severino, nessun verdetto

La Corte dei diritti umani di Strasburgo ha deciso, con una sentenza emessa a maggioranza, di cancellare dal ruolo il ricorso del leader di Forza Italia ed ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, contro il decreto del 2012 che ne aveva determinato l’incandidabilità alle elezioni e che aveva portato successivamente alla sua decadenza da senatore. La Corte ha preso la sua decisione in considerazione della richiesta dello stesso Berlusconi, nell’agosto scorso, di ritirare il ricorso dopo la sua riabilitazione intervenuta l’11 maggio 2018. Nel suo ricorso contro la cosiddetta legge Severino, che dopo la condanna per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset nel 2013 gli ha consegnato l’espulsione da Palazzo Madama, l’ex Cavaliere ha sempre affermato che la legge non avrebbe dovuto essere applicata. Perché i reati per cui era stato condannato, e per cui quindi perdeva il diritto a sedere in Parlamento e a presentarsi come candidato in tutte le elezioni, erano stati commessi prima dell’entrata in vigore della norma.

NESSUN VERDETTO

“Non vi era più necessità” di portare avanti il ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo contro la legge Severino, visto che Silvio Berlusconi era nel frattempo “ritornato nella pienezza dei propri diritti politici“. Anzi, una condanna dell’Italia avrebbe comportato ulteriori tensioni nella già più che complessa vita del paese, circostanza che il Presidente Berlusconi ha inteso assolutamente evitare”. Lo hanno chiarito in una nota i legali di Berlusconi, gli avvocati Franco Coppi, Bruno Nascimbene, Andrea
Sacucci e Niccolò Ghedini. “Non vi era dunque più alcun interesse  – proseguono i legali – dopo oltre 5 anni di ottenere una decisione che riteniamo sarebbe stata favorevole alle ragioni del Presidente Berlusconi ma che non avrebbe avuto alcun effetto concreto o utile, essendo addirittura già terminata la passata legislatura”.

LA RIABILITAZIONE

Berlusconi ha ottenuto lo scorso maggio dal Tribunale di sorveglianza di Milano la “riabilitazione“, quella che ha cancellato tutti gli effetti della condanna nel processo sui diritti tv Mediaset e i sei anni di incandidabilità imposti dalla legge Severino. La procura generale di Milano ha scelto di non ricorrere in Cassazione contro la decisione, che ha avuto effetto esecutivo immediato. I “carichi pendenti”, ossia i procedimenti in corso dopo una richiesta di rinvio a giudizio, come sono quelli in cui è finito imputato Berlusconi per il caso Ruby ter, ad esempio, non sono  automaticamente “ostativi” e non necessariamente “significativi” di una condotta “non buona”. E’ questo il senso dell’ordinanza che ha concesso la riabilitazione all’ex premier, seguendo sul punto la linea prevalente dettata dalla Cassazione.

L’UDIENZA DI STRASBURGO

Un’unica udienza si è tenuta il 22 novembre del 2017 davanti alla “Grande chambre” della Corte europea dei diritti dell’uomo. La Corte, che ha sede a Strasburgo, non ha nulla a che fare con l’Unione europea. È un organismo nato nel 1959. Il suo compito è di garantire il rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, adottata nel 1950 dai paesi membri del Consiglio d’Europa.

IL PROCESSO MEDIASET

Berlusconi è stato condannato per frode fiscale nel 2013 dalla Corte di Cassazione che ha confermato la sentenza della Corte d’appello di Milano nel processo relativo ai diritti tv Mediaset e con essa i quattro anni di reclusione (tre erano stati però cancellati dal condono). Il resto della pena è stato espiato in affidamento in prova ai servizi sociali: l’ex Cavaliere si è recato per 4 ore, un giorno alla settimana, nell’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, nell’hinterland milanese, dove ha svolto fino all’ 8 marzo del 2015 “attività di volontariato“.

 

ASKANEWS | 27-11-2018 15:05

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