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Strage in discoteca, la ricostruzione di quella maledetta notte

La ricostruzione della Procura di quella notte alla discoteca di Corinaldo

Che cosa è accaduto veramente quella maledetta notte tra venerdì e sabato nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo? L’indagine si sviluppa su due piani: il primo riguarda la verifica della normativa di sicurezza da parte degli organizzatori dell’evento, le indagini sulla conformità  dei locali, sull’efficienza degli apparati di sicurezza per l’evacuazione, i limiti di capienza in relazione alle presenze effettive; il secondo piano di indagine riguarda cosa ha scatenato il panico, la causa dell’assembramento delle persone che stavano scappando, una calca dove sono morti cinque minori e una giovane madre e decine e decine sono rimasti feriti.

Il primo filone di indagini è seguito dalla procura ordinaria, e sono sette le persone indagate, quattro proprietari del locale e tre soci, l’ipotesi è concorso in omicidio colposo aggravato; il secondo dalla procura dei minori, perché c’è un minorenne indagato, “come atto dovuto”, perché indicato da tre persone e la “consistenza indiziaria è tutta da vedere”, ha spiegato il procuratore dei minori Giovanna Lebboroni. I carabinieri hanno ascoltato decine e decine di persone, che danno ricostruzioni diverse rispetto a quanto accaduto, ma concordanti su un punto: “Intorno a mezzanotte e 30/35 dentro la sala principale del locale si è verificato uno spargimento di sostanze irritanti, che qualcuno descrive come un’esplosione, altri dicono di aver avvertito odore di peperoncino, altri parlano di ammoniaca, altri ancora di sostanze fumogene”, ha spiegato il procuratore Lebboroni, le numerose decine e decine di persone informate sui fatti concordano che ad un certo punto e all’improvviso si è disperso qualcosa nell’aria”. E l’attenzione degli investigatori si è centrata su un dettaglio, “un dato oggettivo da non sottovalutare”: si è trattato di uno “spargimento molto diffusivo, si è avvertito molto in larghezza e altezza”.

Nel locale è stata trovata a terra una bomboletta di 12 centimetri, contenuto da 15 ml, di spray al peperoncino, quindi: il ritrovamento insieme alle dichiarazioni di alcuni ragazzi presenti che hanno parlato di una sostanza urticante e peperoncino “inducono a pensare che una delle possibili concause sia lo spargimento di questa sostanza urticante”, il che “non esclude che ce ne siano altre”, hanno spiegato gli inquirenti. La domanda se un semplice spray al peperoncino abbia potuto da sola causare un tale effetto è sul campo. Quello che è sicuro è “l’effetto panico” che si è creato: “In un locale limitato dove c’erano centinaia di persone questo spargimento ha comportato inevitabilmente l’effetto successivo”, la corsa all’impazzata la corsa delle persone che si scavalcavano per uscire, la calca e la morte di sei persone.

Il procuratore dei minori ha confermato che c’è un 17enne indagato, ma – ha aggiunto – “sottolineo di evidenziare che l’essere indagato è in questo caso veramente un atto dovuto, è tutto da vedere”, perché  il ragazzo “è chiamato in causa da tre persone informate sui fatti ma in modo assolutamente generico non è sostanziata, non c’è nient’altro, e la consistenza indiziaria sarà tutta da valutare”. Il minore è indagato per omicidio preterintenzionale, lesioni dolose e colpose.

Anche il procuratore capo di Ancona Monica Garulli ha precisato che sì si indaga sullo spray al peperoncino, che è stato in effetti ritrovato ma “la causa dell’innesco” è ancora da accertare, perché “potrebbe essere stato non la sola causa ma uno degli eventi che ha scatenato la reazione di panico”. E inoltre c’è tutta la seconda parte delle indagini che riguarda la sicurezza, la capienza del locale, e le persone effettivamente presenti.

Saranno gli investigatori a capire quante persone erano davvero nel locale. La capienza, segnata nella licenza, è di 871 persone, comprendendo le tre sale del locale, 459 nella sala al piano terra, la principale dove era previsto l’evento. La seconda sala, capienza 260 persone, non era usata per l’evento, mentre una terza, nel seminterrato, era chiusa. I titoli di acceso per l’evento richiesti dagli organizzatori alla Siae sono 1600 richiesti alla Siae. Sono 460 i biglietti ritrovati staccati nel cassetto del locale dai carabinieri, ma in molti hanno detto di essere entrati con biglietti diversi destinati alla consumazione, e sono stati ritrovati in diverse occasioni oltre 900 biglietti non timbrati.

ASKANEWS | 10-12-2018 21:22

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