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Strage di Erba, parla il cancelliere che ha distrutto i reperti

Il cancelliere si sarebbe limitato a eseguire un protocollo, dopo aver firmato un documento che consentiva la distruzione delle prove

È di quest’estate la notizia che prove mai analizzate sul delitto di Erba erano state bruciate nell’inceneritore. A rilasciare ulteriori dettagli a Quarto Grado è il cancelliere che ha eseguito le disposizioni del P.M.

Le prove del delitto perpetrato dai coniugi Romano sono state bruciate insieme ad altri oggetti probatori, anch’essi provenienti dall’Ufficio reati di Como. Il cancelliere afferma dell’esistenza di un decreto che consente la distruzione dei reperti a nove mesi dalla sentenza della Corte d’Appello. Dunque già a marzo del 2016 avrebbero potuto essere distrutti, provvedimento che non avevano ancora ottemperato.

È stato un caso, dichiara a Quarto Grado il cancelliere, che le prove siano state distrutte proprio il 12 di luglio, giusto qualche ora prima che la sentenza della Corte di Cassazione acconsentisse a una riesamina delle prove. Sembra che il cancelliere non fosse a conoscenza del proseguimento del processo sul caso di Erba e si sarebbe limitato a eseguire un protocollo dopo aver firmato un documento che ne consentiva l’atto.

Secondo quanto scritto da Libero, sembra che alcune prove siano sopravvissute, conservate presso l’Università di Pavia ed il R.I.S. di Parma. L’avvocato Schembri, a difesa dei coniugi Romano, ha richiesto che siano salvaguardate.

VIRGILIO NOTIZIE | 18-02-2019 13:33

caso-erba Fonte foto: Ansa
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