Strage di Barcellona: è ancora caccia al presunto autore, Younes Abouyaaqoub

I terroristi volevano realizzare un attentato ancor più devastante

Roma, 20 ago. (askanews) – Volevano colpire “uno o più punti di Barcellona” e l’attacco era imminente. La cellula di Ripoll, che ha realizzato il doppio attacco di giovedì, era impegnata nella preparazione di un piano ancor più devastante di quello effettivamente realizzato, che è stato un sanguinoso ripiego. Questa continua a essere la linea d’indagine della polizia catalana che valuta in 12 il numero dei componenti del gruppo. Ne rimane ancora in fuga solo uno, ma è proprio quello che, secondo gli inquirenti, ha ucciso con un furgone bianco 13 delle 14 vittime del doppio attacco: Younes Abouyaaqoub.

A impedire la realizzazione del piano stragista esplosivo è stata la fatalità o forse l’imperizia. Mercoledì notte è esplosa una casa ad Alcanar, in un primo momento si è ritenuto che si trattasse di una fatalità. Ma in quella casa sono state ritrovate ben 120 bombole di butano e ora la polizia sa perché. “Stiamo cominciando a vedere chiaramente che questo era il luogo in cui stavano preparando gli esplosivi per commettere uno o più attentati nella città di Barcellona”, ha spiegato Josep Luis Trapero, il capo dei Mossos d’Esquadra, in una conferenza stampa.

Nell’esplosione sono morte due persone e una terza è rimasta ferita. Tutti e tre sono ritenuti essere componenti della cellula che poi ha realizzato gli attentati rivendicati dall’Isis. Il quarto uomo è Driss Aboukabir, l’uomo che ore dopo la strage di Barcellona si era recato alla polizia per denunciare il furto dei suoi documenti, utilizzati per noleggiare il furgone bianco usato sulla Rambla per falciare turisti e passanti. Poi ci sono i cinque terroristi freddati dalla polizia a Cambrils, nel secondo attacco, tra i quali il diciassettenne Moussa Aboukabir, fratello di Driss.

Quindi l’ultimo rimasto in fuga a Younes Abouyaaqoub, 22 anni. Trapero ha detto che, effettivamente, il giovane potrebbe essere passato in Francia, ma la polizia – secondo quanto riporta la Vanguardia – la polizia “non ha informazioni” in merito. I controlli con la frontiera della Francia sono stati intensificati.

La Vanguardia poi evidenzia un fatto, passato abbastanza ai margini. Un uomo, in quelle ore maledette, è stato ucciso a coltellate presso la Diagonal, una della principale strada della capitale catalana. Ancora oggi la polizia non è in grado di dire se questa morte sia da collegare agli eventi in corso in quei momenti. Se così fosse, il bilancio delle vittime potrebbe aumentare.

A questo triste bilancio, che conta anche tre vittime italiane, si è aggiunto oggi il nome del piccolo Julian Cadman, il bimbo australiano-britannico di sette anni che era disperso dal momento dell’attentato sulla Rambla e di cui ieri si era detto che era stato ritrovato e che era ricoverato. Purtroppo non era così: la polizia catalana ha confermato che il piccolo Julian è tra i morti.

A Barcellona oggi si sono commemorate le vittime presso il simbolo della città, la Sagrada Familia di Gaudì, che secondo quanto ha scritto il quotidiano El Espanol era uno dei possibili obiettivi nel mirino dei terroristi. Re Felipe, il primo ministro Mariano Rajoy e il presidente della Catalogna Carles Puigdemont hanno preso parte alla cerimonia, sotto un controllo molto rigido delle forze dell’ordine.

Sempre oggi circa 100mila persone sono attese al Camp Nou, lo stadio del Barcellona, per la prima partita della stagione dei Blaugrana, che inizierà con un minuto di silenzio per le vittime.

Anche la comunità islamica locale ha condannato la strage e il presidente della Catalogna ha voluto ricordare come 200mila cittadini di origine marocchina vivono nella regione e “contribuiscono alla normalità di questo paese”. Mentre ci si interroga su quanto sia diffusa la radicalizzazione tra i giovani islamici e su quanto gli imam vi astiano contribuendo.

E’ il caso dell’imam di Ripoll, Abdelbaki Es Satty, del quale la polizia sta cercando di chiarire quale sia stato il ruolo. Avrebbe radicalizzato molti giovani nella piccola città ai piedi dei Pirenei, tra i quali appunto Abouyaqoub. Sabato la polizia ha perquisito il suo appartamento. Gli inquirenti stanno verificando il Dna se il religioso sia morto nell’espplosione di Alcanar, dove sono state trovate le bombole.

El Pais ed El Mundo, dal cangto loro, citando forze antiterrorismo, hanno scritto che l’imam, avrebbe incontrato in prigione – dove è stato detenuto – uomini collegati agli attentati di Madrid di marzo 2004, in cui morirono 191 persone.

ASKANEWS | 20-08-2017 17:17

TAG: