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L'Isis è davvero sconfitto? Ritiro Usa "a guardia alta"

Le truppe americane verso un ritiro "attento" dalla Siria mentre il terrorismo islamico fa ancora stragi

Il 19 dicembre scorso, il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato l’inizio del ritiro delle truppe americane dalla Siria, perché “lo Stato Islamico è stato sconfitto”. Ma è davvero così? A parte sporadici (benché dagli esiti tragici) attentati condotti da “lupi solitari” o sedicenti tali, che comunque potrebbero anche significare che in effetti Daesh (acronimo arabo per Isis) non abbia più una forza d’urto tale da poter attaccare il “nemico infedele” su larga scala e in modo eclatante, in effetti il terrorismo jihadista sembrava aver perso, negli ultimi mesi, parecchio terreno. Fino ad oggi: in un solo giorno, si contano finora almeno 26 vittime e decine di feriti (oltre ai morti tra gli assalitori) in due diversi attentati, uno proprio in Siria e uno in Iraq.

L’Isis fa 23 morti in Siria e 3 in Iraq

In Siria, l’Isis, arroccato nell’ultimo bastione nella zona orientale del Paese, ha sferrato un contrattacco contro le forze curdo-arabe, causando tra queste 23 morti, molti feriti, e lasciando sul terreno i cadaveri di 9 jihadisti.

In Iraq, un kamikaze dell’Isis con un’autobomba contro un posto di blocco a nord di Tikrit ha ucciso 3 persone, ferendone una decina.

Insomma, potrebbe trattarsi delle ultime, feroci zampate della bestia ferita. Oppure della dimostrazione che Daesh dispone ancora di risorse in grado di renderlo letale e quindi temuto.

Smantellata una cellula terroristica in Marocco

Vero è anche che si susseguono, da qualche mese a questa parte, le notizie di smantellamenti di cellule jihadiste. L’ultima, arriva dal Marocco dove, dopo il terribile caso delle turiste uccise con rivendicazione Daesh, le autorità hanno annunciato l’arresto di tre sostenitori dell’Isis in procinto di preparare un attentato, con il sequestro di armi e apparecchi elettronici, nonché uniformi militari. I tre, secondo il ministero dell’Interno marocchino, avevano acquisito competenze “nella fabbricazione di esplosivi e di sostanze tossiche”. Cosa che, insieme al materiale sequestrato (tra cui anche “manoscritti che fanno apologia dell’ideologia estremista”), dimostra che le capacità organizzative di Daesh sono rimaste considerevoli.

 

Trump e Macron: lotta contro jihadisti resta priorità

E infatti, durante una conversazione telefonica, i presidenti di Francia e Stati Uniti, Emmanuel Macron e Donald Trump, hanno parlato ieri dell’importanza di “uno stretto coordinamento tra i membri della coalizione internazionale” in Siria, affinché sia garantita la sicurezza di tutti i partner, nella lotta contro i jihadisti dello Stato islamico, che resta “una priorità“.  In particolare, Macron (riferisce l’Eliseo) ha sottolineato come, nel contesto del ritiro annunciato delle truppe Usa dal Nord-Est siriano, sia importante “uno stretto coordinamento tra i membri della coalizione internazionale in modo che la sicurezza di tutti i nostri i partner sia assicurata”. Ed entrambi, il capo dell’Eliseo e quello della Casa Bianca, hanno riaffermato “l’impegno degli Stati Uniti e della Francia per la distruzione dell’Isis, così come i piani per un ritiro solido, attento e coordinato delle truppe Usa dalla Siria”, secondo una dichiarazione della presidenza americana. In sostanza, il messaggio è che lo Stato Islamico appare effettivamente sulla via della sconfitta, ma questa via è piena di trappole, incognite, pericoli: non si può e non si deve, proprio adesso, abbassare la guardia. O perlomeno non troppo rapidamente.

ASKANEWS | 08-01-2019 17:30

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