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Rapimento di Silvia Romano in Kenya, i lati oscuri

I lati oscuri del rapimento della volontaria italiana Silvia Romano in Kenya, cosa si sa e cosa è rimasto nell'ombra

Sono passati ormai 8 giorni dalla notte in cui la 23enne volontaria italiana Silvia Romano è stata rapita da un “commando” in Kenya, brutalmente prelevata e trascinata via da Chamaka, un piccolo villaggio nel mezzo del nulla dove la giovane dava assistenza ai bambini. Da allora, tra testimonianze, arresti, interrogatori, aperture di inchieste, taglie, rassicurazioni della polizia locale e fugaci avvistamenti, nessuno dei dubbi della prima ora sembra possa dirsi completamente dissipato.

Silvia Romano, viva?

Il primo dubbio, più importante e doppio: è ancora viva? E se sì, a quali condizioni potrà restarlo? Tre giorni fa sarebbe stata vista con i suoi rapitori passare in un villaggio nell’est del Kenya, Bombi, da dove sarebbe stata portata all’interno della foresta. Lo hanno detto alla polizia, riferisce la tv locale Ntv, alcuni abitanti del villaggio, non molto distante da Malindi. Ma poi, nessun’altra segnalazione. Gli investigatori kenioti hanno stretto così un cerchio sull’area delle ricerche e si dicono fiduciosi di ritrovare viva la ragazza, e presto. Ma senza una verità accertata sulle motivazioni originali del sequestro e sui possibili successivi sviluppi, che potrebbero averne modificato gli obiettivi, certezze sulla vita di Silvia ora come ora è impossibile averne.

Silvia Romano con banditi o terroristi?

Ammesso e non concesso che davvero, come sembrano credere polizia locale e anche fonti investigative italiane, la pista puramente terroristica sia da escludere e quindi i rapitori abbiano agito da semplici banditi, puntando a un riscatto ovvero a una “monetizzazione” rapida dell’ostaggio, non si può escludere che poi gli autori del sequestro abbiano letteralmente venduto il “tesoro” Silvia a un’altra banda: è tutt’altro che raro, in queste zone tormentate del mondo, che le prede sequestrate passino di mano in mano, da acquirente ad acquirente, ciascuno dei quali vi applica ovviamente il suo “mark-up”. E quindi come si può, allo stato dei fatti, dire che la ragazza non si trova ora, né potrà trovarsi a breve, in mani terroristiche? L’unica certezza, al momento, è che una 23enne piena di buona volontà ha portato in uno sperduto villaggio la sua gentilezza e le sue capacità col solo scopo di aiutare i più deboli, gli indifesi, ed è invece finita preda di rapaci, che proprio sui più deboli e più gentili infieriscono. A qualsiasi latitudine.

ASKANEWS | 28-11-2018 16:41

silviaromanosola
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