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La prima immagine reale del buco nero Messier 87 nella storia

Dopo anni di ricerche e raccolte di dati, è stata diffusa la prima immagine di un buco nero

Per la prima volta nella storia è stata diffusa l’immagine reale di un buco nero. Secondo quanto riferisce l’Ansa, la prima prova diretta dell’esistenza dei buchi neri è l’immagine del buco nero Messier 87, al centro della galassia Virgo A (o M87), distante circa 55 milioni di anni luce.

Anche l’Italia ha preso parte al progetto internazionale Event Horizon Telescope (Eht) che ha portato a questo epocale risultato, con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

Com’è fatto un buco nero

L’immagine rivela l'”ombra” del buco nero, che appare come una sorta di alone circolare rossastro, la cui massa è 6 miliardi e mezzo quella del Sole. Il centro del cerchio è invece scuro, in quanto il suo campo gravitazionale è talmente forte che nemmeno la luce riesce a sfuggire dal suo interno.

Una svolta per la comunità scientifica

La prima fotografia di un buco nero rappresenta una rivoluzione, in quanto per la prima volta è stato reso possibile osservare oggetti cosmici invisibili per definizione. “Adesso possiamo finalmente osservarli“, ha dichiarato Luciano Rezzolla, direttore dell’INFN di Francoforte e membro del comitato scientifico della collaborazione Eht, come riportato dall’Ansa. Oggi si apre la “prima pagina di un libro nel quale è possibile fare osservazioni sempre più accurate di questi oggetti, previsti un secolo fa da Albert Einstein”.

Mariafelicia De Laurentis, docente di astronomia e astrofisica dell’Università di Napoli Federico II, ha detto all’Ansa: “Le nostre osservazioni forniscono una prova diretta della presenza di buchi neri supermassicci nei centri di galassie e dei meccanismo centrale dei nuclei galattici attivi”. Dunque le nuove osservazioni “costituiscono un nuovo strumento di indagine per esplorare la gravità nel suo limite estremo e su una scala di massa che finora non è stata accessibile”.

E ha aggiunto: “È uno strumento formidabile per confermare o escludere le varie teorie relativistiche della gravitazione formulate accanto alla Relatività Generale”. E questo comporta che “la teoria di Einstein potrebbe non essere la teoria finale dell’universo”.

Il risultato di una collaborazione internazionale

“È un altro passo in avanti – ha aggiunto Mariafelicia De Laurentis – nel nostro modo di comprendere i grandi misteri dell’universo”. Rappresenta inoltre “un bellissimo esempio di collaborazione e cooperazione internazionale“. E conclude dicendo che questo è “un momento d’oro per gli scienziati che sondano i segreti del cosmo, è l’inizio di una nuova fisica, stiamo guardando qualcosa di assolutamente nuovo. Questo risultato è una delle pietre miliari dell’astronomia gravitazionale. D’ora in poi, la classificazione di questi oggetti cambierà la nostra visione dell’universo”.

Incredibili innovazioni

Secondo quanto riporta Ansa Elisabetta Liuzzo, dell’Istituto di Radioastronomia dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e del Centro regionale del radiotelescopio Alma dell’Osservatorio Europeo Australe (Eso), ha detto: “È un risultato che segna una nuova epoca anche per le incredibili innovazioni a 360 gradi che sono state raggiunte”. Fa riferimento alle innovazioni “tecnologiche, per ottenere ricevitori dei telescopi più performanti, informatiche, per i supercomputer necessari a gestire la grande mole di dati raccolti”.

“I buchi neri – ha aggiunto – sono dei laboratori fisici unici”. Grazie ai risultati ottenuti dal progetto, sarà possibile “testare le leggi fondamentali che spiegano come l’Universo funzioni su piccole e grandi scale, per esempio per la fisica quantistica e la teoria della relatività generale di Einstein, e costituirà la base per poter creare e validare ciò che ancora manca, ovvero una unica singola teoria che sia universale”.

VirgilioNotizie | 10-04-2019 15:23

Le immagini della conferenza Fonte foto: Twitter
Le immagini della conferenza
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