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Perché il Giappone riprende la caccia alle balene e cosa rischia

Il Giappone riprende la caccia alle balene per scopi commerciali. Lo ha deciso il governo di Shinzo Abe ma potrebbe essere un danno per Tokyo

La decisione del Giappone di lasciare la Commissione baleniera internazionale (IWC) per far ripartire una limitata caccia commerciale ai cetacei rischia di essere più che altro un danno per la reputazione internazionale di Tokyo, senza offrire una vera opportunità economica, visto che i giapponesi sono ormai poco avvezzi a nutrirsi di quella che per secoli è stata una fonte di proteina importante. A pensarlo non sono solo gli ambientalisti e animalisti, ma anche settori importanti della politica e dell’economia alimentare giapponese.

L’opposizione contro la ripresa della caccia alle balene

Scontato è il commento dell’opposizione al governo di Shinzo Abe. Il leader del Partito democratico costituzionale giapponese Yukio Edano ha spiegato che la mossa “potrebbe portare all’isolamento del Giappone dalla Comunità internazionale”. Ma fredda è stata anche la reazione dei settori economici. Ma anche all’interno dello stesso potere nipponico, la decisione non è stata così semplice e scontata. Secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa Kyodo, il ministero degli Esteri era tiepido e, fino a settembre, ha sempre puntato su una riforma dell’IWC piuttosto che sull’abbandono. Solo che, quanto la Commissione baleniera a settembre ha votato ampliamento contro la proposta nipponica di riprendere la caccia commerciale, in Brasile a settembre, le perplessità interne sono cadute.

Quale rischio corre il Giappone per la ripresa della caccia alle balene

Il timore è che il Giappone venga percepito in linea con “l’ondata di populismo che si diffonde nel mondo”, ha spiegato alla Kyodo Yuichi Hosoya dell’Università Keio di Tokyo, e questo faccia perdere colpi a livello internazionale su altri temi relativamente ai quali Tokyo si è posta in una posizione fortemente anti-sovranista: il commercio internazionale, la Brexit in Europa. Secondo quanto scrive l’agenzia di stampa Jiji, le principali compagnie di pesca del paese non sembrano intenzionate a investire nel settore. La Maruha Nichiro, che è uscita dalla caccia alla balena un quarantennio fa, ha chiarito che non intende rientrarvi dopo la decisione del governo. E non sembra che neanche la Nippon Suisan, produttore di prodotti ittici in scatola, intenda rientrarvi dopo aver messo fuori produzione le sue scatolette con carne di balena nel 2006.

I motivi politici dietro la ripresa della caccia alle balene

Un dirigente di una catena di izakaya (le trattorie-osterie in stile giapponese), ha chiarito di non attendersi “richiesta per piatti con carne di balena”. In realtà, se i giapponesi mangiavano 200 mila tonnellate di balena all’anno negli anni ’60, già prima dell’inizio della moratoria sulla caccia alla balena, nel 1988, il consumo era crollato a 10 mila tonnellate all’anno. Non c’era domanda, ancor prima che venisse bloccata l’offerta. I motivi per i quali, quindi, il Giappone ha insistito così tanto per riprendere la caccia alla balena sono prettamente politici. Si legano a una linea di pensiero che ha le sue origini nell’approccio anti-coloniale del Giappone dalla cosiddetta Restaurazione Meiji (1868) fino alla fine della seconda guerra mondiale. Furono navi americane sotto il comando del commodoro Matthew Perry nel 1854 a costringere i giapponesi ad aprire il paese, ponendo termine alla politica del “sakoku” (il “paese chiuso”) che durava da due secoli e mezzo, principalmente perché le navi baleniere occidentali si potessero rifornire di carbone e di altri generi necessari nell’Arcipelago. Il tema della caccia alla balena è scottante già da allora. Lo slogan del governo nipponico è “nessuno dovrebbe decidere delle culture alimentari di un altro paese” da sempre. Ieri l’ha ripetuto anche Toshihiro Nikai, segretario generale del Partito liberal-democratico di Shinzo Abe, parlando nella prefettura di Wakayama, la culla della cultura baleniera nipponica. E sono diverse le aree del Giappone costiero che in passato vivevano principalmente di caccia alla balena e che vorrebbero far rivivere questo commercio che ha dato da vivere per generazioni: nel Kyushu, anche nel Tohoku violentemente colpito dallo tsunami del 2011. E sono prefetture e collegi che votano e votano principalmente il grande partito di Abe e dello stesso Abe che ha la sua base di potere principale in città come Shimonoseki e nella prefettura di Yamaguchi, storicamente baleniere.

ASKANEWS | 27-12-2018 14:03

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