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Perché al G20 sul commercio ha vinto Trump

Cina e Stati Uniti hanno raggiunto una tregua nella disputa sul commercio al termine del G20 di Buenos Aires

Una sorta di compromesso. Può essere interpretato così il comunicato finale congiunto del G20 che si è concluso a Buenos Aires, in Argentina. Per dirla con il premier Giuseppe Conte, una “sintesi finale apprezzabile, condivisibile e di fatto condivisa”. E questo è una vittoria per il Paese ospitante, visti i timori che il summit potesse finire male come l’ultimo Apec e senza un consenso (sarebbe stata la prima volta nei 10 anni di storia del G20). E’ tuttavia Donald Trump ad avere ottenuto quello che voleva in tema commerciale.

Come ampiamente atteso, è scomparso il riferimento alla lotta contro il protezionismo che ancora c’era al G20 di Amburgo (Germania) dello scorso anno. E per la prima volta la Casa Bianca ha potuto brindare al fatto che sia stato messo nero su bianco il bisogno di riformare l’Organizzazione del commercio mondiale (Wto) “per migliorarne il funzionamento” (Trump aveva minacciato il ritiro degli Usa dal Wto se non fosse stato riformato). E’ la dimostrazione di come le economie principali non siano più unite come lo erano al loro primo G20 del novembre 2008, quando la crisi finanziaria era appena scoppiata. Almeno, ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron in conferenza, gli Usa hanno accettato un “testo chiaro” sul multilateralismo e il commercio, cosa che è stata frutto di un “intenso lavoro” andato avanti fino all’alba.

Il G20 ha preso atto che il sistema commerciale multilaterale “al momento non sta riuscendo a realizzare i suoi obiettivi e c’è spazio di miglioramento”, ma che “il commercio internazionale e gli investimenti sono motori importanti della crescita, della produttività, dell’innovazione, della creazione di occupazione e di sviluppo”. Sui fenomeni migratori, un tema caldo dopo gli attacchi di Trump alla “carovana” di migranti arrivati dall’America centrale al confine con gli Usa, il G20 ha preso tempo. “Valutiamo come continuare il dialogo su queste questioni con la prossima presidenza”, quella giapponese, recita il documento che fotografa l’esistente: “I grandi movimenti di rifugiati sono una preoccupazione globale con conseguenze umanitarie, politiche, sociali ed economiche. Enfatizziamo l’importanza delle azioni condivise per affrontare le cause alla radice e per rispondere alle esigenze umanitarie crescenti”.

Sul clima, un altro fronte di conflitto al summit, i leader del G20, ad eccezione degli Stati Uniti, hanno continuato a difendere lo storico accordo di Parigi raggiunto nel dicembre 2015, ma da cui Trump ha annunciato il ritiro nel giugno 2017. Per loro è “irreversibile”. Il governo italiano aveva sottolineato che quell’accordo rimane la “stella polare” per ciò che concerne il cambiamento climatico. Per la prima volta gli altri 19 paesi del G20 hanno detto che il surriscaldamento del pianeta dovrebbe essere tenuto al di sotto di 1,5 gradi Celsius. Perché è di quel pianeta, ha spiegato Conte durante i lavori, che siamo custodi e nei confronti del quale abbiamo responsabilità su come lasciarlo alle generazioni future.

ASKANEWS | 02-12-2018 15:56

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