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Pena dimezzata perché fu "illuso". Giudice: "Mi ha fatto pena"

Il magistrato: “Le regole del diritto sono una cosa, le emozioni dellʼopinione pubblica unʼaltra”

“Anche un assassino può fare compassione. Quella donna lo aveva umiliato più volte”. Così il giudice Silvia Carpanini, che ha emesso la discussa sentenza per l’ecuadoriano Javier Gamboa, l’uomo condannato a soli 16 anni per l’omicidio della moglie nell’aprile del 2018, ha spiegato i motivi della sua decisione.

Motivo della polemica è stata proprio la scelta di dimezzare la pena per Gamboa, rispetto ai 30 anni richiesti dal pm. In un’intervista a La Stampa, il giudice del tribunale di Genova ha spiegato che “le regole del diritto sono una cosa, le emozioni dell’opinione pubblica un’altra”.

Il magistrato ha poi proseguito dicendo: “Ho applicato le norme, ma c’è omicidio e omicidio; tutti commentano le sentenze, in pochi conoscono sul serio i processi nei dettagli. Ribadisco: ci sono delitti che sono meglio, altri che sono peggio”.

“L’imputato – ha chiarito Carpanini – aveva già lasciato quella donna, era tornato in Sudamerica esasperato che lei avesse una vita extraconiugale intensa, per lui umiliante. La ex lo ha supplicato di riprovarci e gli ha pagato il biglietto aereo, ma all’uomo è stato chiaro che persino la notte precedente l’amante aveva dormito con sua moglie, sebbene lei avesse fornito tutt’altre rassicurazioni”.

Il giudice ha confermato che resta “la gravità del gesto” compiuto da Gamboa, che “ha preso 16 anni”, e l’unica cosa che gli è stata concessa sono le attenuanti. “Semmai, quel che ha patito è sufficiente a compensare le aggravanti”, ha detto Carpanini.

Il magistrato ha raccontato che Gamboa, subito dopo l’omicidio, ha vagato per un paio di notti e si è lasciato catturare. Questo comportamento “per certi versi sì, faceva pena – ha ammesso il giudice – Non ha premeditato per giorni il suo raid, non ha infierito con trenta coltellate come mi è capitato di vedere in altre occasioni molto più truculente”.

Infine Carpanini ha concluso spiegando che “la legge prevede massimi e minimi di pena, altrimenti per un omicidio faremmo sentenze fotocopie: ergastolo o 30 anni, a prescindere dalla storia. Sarebbe più giusto?”.

VIRGILIO NOTIZIE | 14-03-2019 09:43

Jenny Angela Coello Reyes
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