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Prato suicida in cella. Si indaga per istigazione

Si è suicidato nella cella del carcere di Velletri (Roma), in cui era detenuto, Marco Prato, accusato dell'omicidio di Luca Varani

Si procede per istigazione al suicidio, nell’indagine avviata dalla Procura di Velletri dopo la morte in carcere di Marco Prato, accusato dell’omicidio di Luca Varani. Come riporta l’Ansa, il procedimento, coordinato dal procuratore Francesco Prete, è contro ignoti. Non è escluso che l’indagine andrà a verificare se lo stato di detenzione di Prato fosse compatibile con le sue condizioni psicofisiche.

Domani verrà svolta l’autopsia, mentre oggi al sopralluogo svolto dal pm di turno era presente anche la polizia scientifica. “Non ce la faccio a reggere l’assedio mediatico che ruota attorno a questa vicenda. Io sono innocente”, ha scritto Prato nel biglietto trovato nella sua cella.

IL SUICIDIO – Prato si sarebbe ucciso soffocandosi con un sacchetto di plastica in testa e respirando il gas della bomboletta che i detenuti utilizzano per cucinare. Il suo compagno di cella non si è accorto di nulla. Il ragazzo ha lasciato una lettera in cui spiega i motivi del suo gesto. Si sarebbe suicidato per “le menzogne dette” su di lui e per “l’attenzione mediatica” subita.

Prato aveva 31 anni. Per l’omicidio di Luca Varani è già stato condannato, in abbreviato, a 30 anni, Manuel Foffo che, con Prato, aveva seviziato e ucciso la vittima. Prato aveva scelto il rito ordinario.

L’OMICIDIO  – Varani era stato ucciso durante una festa a base di droga in un appartamento nella periferia romana, il 4 marzo 2016, dopo essere stato torturato per ore con diverse armi. La vittima aveva 23 anni e per la sua morte erano stati fermati due studenti universitari, Manuel Foffo e Marco Prato. Alla chiusura dell’inchiesta, i pm avevano contestato ai due uomini le aggravanti della crudeltà e dei motivi abbietti e futili.

VIRGILIO NOTIZIE | 20-06-2017 14:27

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