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Omicidio Vannini, i Ciontoli: "Faremo ascoltare Vannicola"

La ricostruzione di Quarto Grado dopo le dichiarazioni del potenziale testimone, secondo il quale a sparare fu Federico, non Antonio.

Sull’omicidio di Marco Vannini a Ladispoli, parlano gli avvocati della famiglia Ciontoli, dopo le nuove dichiarazioni del potenziale super testimone Davide Vannicola, che, a “Le Iene”, aveva detto di aver raccolto una confidenza del maresciallo Roberto Izzo, già comandante della stazione carabinieri della cittadina. Vannicola sostiene che il maresciallo gli avrebbe riferito di aver consigliato lui stesso ad Antonio Ciontoli di prendersi la colpa della morte di Marco Vannini, al posto del figlio Federico.

A “Quarto grado”, la madre di Vannini è tornata a chiedere la verità: «Le indagini in quella casa non sono state fatte bene». Senza contare che «c’erano cinque persone. Ciascuna avrebbe potuto salvare Marco, perché ricordiamo che poteva essere salvato. Ma non lo hanno fatto». Perché Vannicola parla soltanto adesso? «Magari ha preso coraggio. Noi faremo un’istanza per ascoltarlo e perché siano chiarite altre cose che non sono chiare».

Le dichiarazioni di Vannicola arrivano, infatti, quattro anni dopo l’accaduto: «Ero sommerso anche io dai problemi – dice all’inviata di Quarto Grado, per giustificarsi, il titolare di un laboratorio dove produce borse – Nel 2015 avevo avuto la visita della Guardia di Finanza». Parlare, in questi casi, «non è facile».

Respingono le accuse, sempre raggiunti dalla trasmissione Mediaset, Roberto Izzo e Federico Ciontoli. Il maresciallo sostiene di essere stato allertato, alla 1.15 di notte, da una telefonata di Antonio Ciontoli e poi, «mentre mi stavo vestendo» dalla chiamata del carabiniere di servizio. Giunto sul posto, prosegue, non avrebbe neppure mai parlato con Antonio ma solo con il medico in servizio. E mai al comandante della compagnia di Civitavecchia avrebbe parlato di coltellata anziché sparo: «Non esiste proprio». La ricostruzione di Vannicola, dice il militare, è «tutta inventata». Per Federico Ciontoli «le intercettazioni ambientali sono estremamente chiare. È assurdo continuare a speculare su chi abbia sparato. Ci sono già tantissimi elementi per spiegare la verità».

Gli avvocati della famiglia Ciontoli chiariscono questa posizione: «Questo testimone ha parlato ad una trasmissione televisiva invece che all’autorità giudiziaria: questa già è una indicazione di inattendibilità. La sua versione è in contrasto con le evidenze dibattimentali. Lo stub ha rilevato che Federico non avesse neppure una particella di polvere da sparo nel naso, mentre il padre ne aveva 12». Anche i legali dei Ciontoli, però, preannunciano di voler far ascoltare Vannicola: «Confidiamo nell’intervento dell’autorità giudiziaria – dice Pietro Messina – Nel caso, saremo noi a procurarlo».

VIRGILIO NOTIZIE | 11-05-2019 09:00

vannicola-e-avvocato Fonte foto: Mediaset
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