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Mafia nigeriana: due pentiti e l'ex schiava fanno saltare il clan

Si chiamano Eiye, e insieme ai Black Axe e ai Vikings stanno conquistando le terre della Mafia in Sicilia. La squadra mobile ha identificato i boss

Sono 13 i nigeriani fermati a Palermo con l’accusa di affiliazione al clan Eiye. Nelle indagini la squadra mobile si è avvalsa delle dichiarazioni di due pentiti e di una ragazza, vittima di tratta e sfruttamento della prostituzione. Le indagini sono partite proprio dalla casa di appuntamenti sita nello storico quartiere di Ballarò, come riporta Sky TG24, finendo per ricostruire l’organigramma locale della cosca nigeriana e identificarne i vertici.

I pentiti del clan e l’ex prostituta

Don Masino e Totuccio: così sono stati rinominati i due pentiti, l’ex capomafia e il suo factotum – in onore di Buscetta e Contorno – i testimoni chiave dei processi decisivi nella lotta alla mafia siciliana. Con il contributo dei due collaboratori nigeriani, spiega La Repubblica, si è fatta luce sugli Eiye. Il nome del clan si aggiunge al più noto Black Axe, che tre anni fa fu al centro di un’altra indagine tra i vicoli di Ballarò. Dopo l’indebolimento delle asce nere con il blitz palermitano, gli Eiye si erano espansi dal CARA di Mineo, dove erano già ben radicati e probabilmente lottavano con un terzo clan, quello dei Vikings.

I poliziotti della Squadra Mobile diretta da Rodolfo Ruberti sono intervenuti per liberare la testimone chiave dalla schiavitù di una maman, ed è stata lei a rivelare la presenza degli Eiye anche nel capoluogo siciliano. Gli inquirenti hanno ricostruito numerosi episodi violenti riconducibili al clan e alla sua penetrazione nel territorio palermitano e nazionale, con attività connesse anche a spaccio di stupefacenti. Sette affiliati sono stati arrestati a Palermo, due a Catania, due a Castelvolturno, uno a Treviso, uno a Vicenza. Sono tutti accusati di associazione mafiosa.

Il rito di affilazione della mafia nigeriana

I sostituti procuratori Gaspare Spedale e Giulia Beux hanno spiegato a La Repubblica che gli Eiye sarebbe ben radicati in diverse città d’Italia, da Catania a Torino, passando per Cagliari e Padova. I magistrati della penisola sono arrivati a Palermo per interrogare i pentiti della confraternita, che nel dialetto Yoruba è chiamata “Uccello”. Le cosche dell’organizzazione, sparse per il mondo, vengono soprannominate “Nidi”. Proprio a Ballarò è stato registrato dalle microspie della Polizia uno dei riti di affiliazione. Il nuovo adepto viene denudato e spinto al suolo, picchiato e costretto a bere un cocktail di lacrime e sangue.

I pentiti hanno spiegato che i capi gli avvicinano “del peperoncino sulla testa e la faccia. Intanto, feriscono il corpo con un rasoio. Il peperoncino fa lacrimare l’occhio, loro raccolgono la lacrima che viene mescolata con il sangue delle ferite. Lacrime e sangue vengono mescolate con alcol, riso e tapioca; viene chiesto di giurare fedeltà e totale silenzio sulle pratiche dell’organizzazione”. Il nuovo affiliato deve poi pagare una somma al capo, e diventa un vero e proprio schiavo per tutti i componenti del nido, essendo l’ultimo arrivato. I collaboratori di giustizia, si legge su La Repubblica, hanno spiegato inoltre che “nel gruppo sali di grado in base a quanti reati commetti”.

VirgilioNotizie | 04-04-2019 09:42

polizia-palermo Fonte foto: ANSA
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