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La rabbia dei gilet gialli, 205 fermati

Senza un capo dichiarato o un'organizzazione riconosciuta, il movimento di nuovo in piazza: ed è guerriglia

Scene di caos a Parigi dopo gli scontri scoppiati oggi vicino agli Champs Elysées, che si sono poi estesi ad altri quartieri della capitale francese nel terzo sabato di
mobilitazione dei gilet gialli che ha visto 36.000 persone scendere in piazza in tutta la Francia. Stando all’ultimo bilancio 92 le persone rimaste ferite, di cui 14 poliziotti, e 205 i fermati. Il 24 novembre scorso i feriti erano stati 24 e gli arresti 103.

Senza un capo dichiarato o un’organizzazione riconosciuta, il movimento ha mobilitato ancora una volta,  migliaia di uomini e donne per protestare contro l’aumento del prezzo dei combustibili e del costo della vita. Gli analisti non sono in grado di definire la natura del movimento: “popolare” o “populista”  ma sono concordi nel ritenere che si tratta di una maggioranza sociale che si sente male rappresentata dai sindacati, dai partiti politici, dal governo e dal capo dello Stato.

Chi sono i “gilet gialli”

Francesi di classe media che vivono in gran parte in piccoli centri, dove soffrono in modo molto particolare l’aumento del prezzo del carburante (per via degli spostamenti). Si sentono vittime della precarietà dei servizi pubblici che sono stati soppressi nelle zone rurali lontane dalle grandi città.

Perché hanno la solidarietà dei francesi

Gran parte dei francesi della classe media  ha amici o parenti che vivono in piccole città lontane da Parigi: da qui la grande solidarietà morale. Al contrario, le élite intellettuali, culturali e sociali hanno sempre considerato questa Francia “arcaica” e “provinciale”. C’è dunque chi vede nella protesta  dei “gilet gialli” la rivolta di quella Francia profonda contro le élite parigine, che il presidente Emmanuel Macron incarna.

Cosa vogliono e come sono organizzati

Che i carburanti non aumentino, che si recuperi il potere d’acquisto perduto, che i servizi pubblici funzionino e che Parigi non abbia più tutti i vantaggi. Non esiste un’organizzazione che dirige il movimento, non un leader o un  portavoce: in ogni città, dipartimento o regione le persone si riuniscono attraverso i social network.

Cosa fanno i partiti politici e i sindacati

L’estrema destra e l’estrema sinistra cercano ora di recuperare il movimento. I socialisti e la destra tradizionale dicono di capire la rabbia, mentre  i sindacati sono divisi. L’estrema sinistra si aspetta qualcosa di simile alla nascita di Podemos, mentre l’estrema destra spera che i “gilet gialli” diventino qualcosa di simile alla Lega Nord.

ASKANEWS | 01-12-2018 12:41

Gilet gialli
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