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La clausola esplosiva che rischia di far saltare la Brexit

Brexit, nelle 585 pagine dell'accordo c'è una clausola esplosiva che rischia di far saltare tutto

L’Inghilterra è in pieno caos Brexit: le cose non stanno andando secondo i piani e le brutte sorprese sono dietro l’angolo. Il parlamento britannico è in rivolta e la primer Theresa May cerca l’aiuto dei leader europei. Poi c’è una cosa. Un problema. Grande. Che rischia di far saltare tutto. E’ il backstop. Cioè, la controversa misura contenuta nelle 585 pagine dell’accordo di divorzio tra Bruxelles e Londra.  Le due parti lo scorso anno hanno stabilito di tenere aperto il confine terrestre tra Irlanda del Nord e Repubblica l’Irlanda a ogni costo, ma per molti mesi sono rimaste bloccate sulle modalità con cui farlo. L’obiettivo ultimo dell’accordo raggiunto a novembre è di siglare un’ampia intesa commerciale che rimuova la necessità di controlli di confine sui beni che circolano tra l’Irlanda del Nord britannica e la Repubblica d’Irlanda, membro Ue.

Il diavolo è nei dettagli

Londra spera di stringere questa intesa entro il periodo di transizione che va dal 29 marzo 2019 al 31 dicembre 2020, nel quale i rapporti con Bruxelles restano di fatto invariati. Ma ha accettato che in seguito, nell’eventuale assenza di tale intesa, entri in vigore un accordo di “backstop” (letteralmente “protezione”) che mantenga il confine aperto. Perché è un problema? Dopo che la Gran Bretagna lascerà l’Unione europea, il confine irlandese diventerà una frontiera esterna dell’Ue. La Gran Bretagna vuole lasciare l’unione doganale e il mercato unico del blocco, il che significa che saranno necessari controlli sulle persone e sui prodotti che passano da un territorio all’altro. Ma sia Londra che Bruxelles si sono impegnate a evitare qualsiasi infrastruttura fisica o “frontiera dura”. A rischio sono gli accordi del Venerdì Santo del 1998, che hanno messo fine a decenni di violenza tra i sostenitori protestanti del dominio britannico sull’Irlanda del Nord e i nazionalisti cattolici irlandesi, che credono in un’Irlanda unita. I residenti e le imprese su entrambi i lati della frontiera ormai in gran parte invisibile di 300 miglia (500 chilometri) sottolineano inoltre l’importanza di mantenere il libero flusso del traffico commerciale e passeggeri.

Potrebbe esserci un rischio sicurezza

Esiste un rischio sicurezza? I checkpoint dell’esercito britannico e irlandese sono stati rimossi dopo gli accordi del Venerdì Santo. Durante i “Troubles” (i trenta anni di disordini nei quali morirono 3.500 persone) il confine era oggetto di attacchi e teatro di un lucroso traffico di contrabbando che serviva a finanziare le milizie. La polizia ha avvertito che eventuali nuove infrastrutture lungo il confine potrebbero essere prese di mira da militanti dissidenti che non hanno firmato gli accordi di pace. Cosa proponevano le due parti? Il “backstop” proposto dalla Ue prevedeva di mantenere l’Irlanda del Nord sotto il cappello del mercato unico e dell’unione doganale, il che avrebbe comportato che avrebbe dovuto accettare le norme Ue sugli standard di qualità e applicare le tariffe Ue. La premier Theresa May e il Partito democratico unionista Dup nordirlandese, che sostiene il suo governo, hanno respinto con decisione la proposta, sostenendo che nei fatti avrebbe tagliato l’Irlanda del Nord fuori dal resto del Paese e creato un confine di fatto nel Mare d’Irlanda. Il resto della Gran Bretagna nel 2016 rappresentava la destinazione del 58% delle vendite dell’Irlanda del Nord fuori dalla provincia, quasi il quadruplo dell’export verso l’Irlanda. May ha proposto invece un accordo doganale temporaneo tra la Ue e l’intero Regno Unito.

Cosa comporta il Backstop

Su cosa si sono messe d’accordo? La Ue ha accettato un “backstop” valido per l’intero Regno Unito, ma ha inserito clausole in base alle quali l’Irlanda del Nord resterebbe più strettamente allineata con l’Unione. Questo potrebbe comportare qualche controllo sui beni in transito tra l’Irlanda del Nord e il resto della Gran Bretagna. In cambio Londra ha acconsentito a una “terreno di parità” con la Ue sugli aiuti di stato, la concorrenza, i diritti ambientali e dei lavoratori, per garantire che le sue imprese non mettano in difficoltà quelle del resto d’Europa. L’accordo prevede anche un meccanismo di revisione periodica del meccanismo, anche se questo non soddisfa le richieste iniziali di Londra di un “backstop” a tempo o di un diritto unilaterale di revocarlo.

ASKANEWS | 13-12-2018 13:37

may
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